mercoledì 25 giugno 2014

Eliminazione Mondiale? E qual è la sopresa? Il calcio è un microcosmo del Paese...

Cesare Prandelli (courtesy of Wikipedia)
Ieri sera la nazionale azzurra, bissando la debacle sudafricana del 2010, ha detto - prematuramente - addio alla competizione iridata. E' dalle 20 di ieri che non sento altro che commenti e considerazioni di estrema sorpresa per quanto accaduto, basati sulla considerazione, a mio modo di vedere errata, che il nostro Paese sia ancora una potenza di questo sport. 

"Noi siamo l'Italia, non possiamo fare queste figure!" oppure "abbiamo 4 stelle mondiali sul petto!" 

Quindi? Dico io! L'aver avuto un passato glorioso non può essere garanzia di un futuro altrettanto roseo e soprattutto non è condizione necessaria e soprattutto sufficiente per avere successo.


Nel calcio, così come nella vita, tranne qualche raro caso, che rende meraviglioso questo sport, si raccolgono frutti solo se alle spalle c'è stata programmazione e progettualità. Parole, queste, che non fanno di certo scopa con Italia in questi ultimi anni. E purtroppo, non solo nel calcio, anzi.

Qualche esempio?

Politiche giovanili. Le nostre squadre sono ormai composte da un numero sempre maggiore di stranieri. Negli ultimi anni, poi, c'è la tendenza di fare lo stesso anche nelle primavere. Il settore giovanile, che, in realtà, dovrebbe essere la il percorso formativo dei giocatori del domani è diventato, invece, lo stage per giovani stranieri promettenti che i club acquistano a poco prezzo. Se la federazioni non mette in atto delle politiche che favoriscano la crescita dei giocatori italiani, non si può pensare che le nostre rappresentative possano esprimere sul campo risultati migliori di quelli degli ultimi anni. Basta riflettere su un elemento. Nel 2006 siamo stati campioni del mondo con giocatori quali Nesta, Cannavaro, Gattuso, Gilardino, Inzaghi, Pirlo, Buffon e via discorrendo. Oltre al talento indiscusso, che è svincolato da qualsivoglia analisi, questi giocatori appartengono ad una generazione in cui, proprio per le norme federali ed internazionali di allora (Bosman su tutti), le società erano abituate a coltivare i propri talenti perché il numero massimo di giocatori stranieri che potevano essere impiegati era di tre. Conseguenza? Gli stranieri in Italia erano di altissimo livello ed innalzavano la qualità del nostro campionato. Ora invece, scorrendo le rose di tutte le rose (eccezion fatta, in parte dalla Juve che conta su un blocco tricolore) ci sono la maggior parte di calciatori stranieri. Motivo? Probabilmente economico. Costano meno. Quello che però ritengo basilare è la componente culturale. In Italia siamo sempre stati esterofili ed anche nel calcio, dove invece, dettavamo spesso legge, ora questo modo di intendere la vita ha finito per diminuire drasticamente la competitività del nostro calcio. In Inghilterra, tanto per fare un esempio, c'è una norma per cui gli stranieri per ottenere il permesso di lavoro devono aver giocato un certo numero di partite (70% se non erro) della loro rappresentativa negli ultimi due anni. Scopo? Favorire ingresso di quei giocatori che effettivamente alzano la qualità del campionato. Motivo? Più campioni, più spettacolo, più ricavi da tv e da stadio, più beneficio per tutti. Altro esempio? Il Barcellona, che negli utlimi 10 anni è stato un modello per tutti, investe nel settore giovanile, le famose cantere, cifre a doppio digit (così come Ajax ed altri club europei di grande tradizione). Risultato? Il Barca di Guardiola giocava con 9/11 provenienti dalle loro giovanili di cui 8 spagnoli, catalani anzi. Il nono è Messi. Esempio di straniero che alza la qualità del campionato...che comunque dall'età di 12 anni fa parte delle giovanili blaugrana.

Istituzioni. La vittoria ha mille padri, la sconfitta è orfana. Leit motive del nostro Paese: difficilmente le governance del nostro Paese si assumono responsabilità di fronte a cattivi risultati. Più facile fare scaricabarile. Vale nella politica, figurarsi nel calcio. Ieri Abete si è dimesso irrevocabilmente (in attesa dell'accettazione del Consiglio Federale). I commenti a questo sono stati: finalmente una persona che si prende le proprie responsabilità? Onore a lui! Mie considerazioni: perché ora e non nel 2010 dopo l'altrettanto se non più clamorosa eliminazione mondiale? Lo ha detto ieri Prandelli: i luccichii di Euro 2012 hanno distratto la massa dai problemi (di cui sopra) del nostro sistema calcio. Dal momento che il numero 1 del calcio era Abete, avrebbe dovuto dimettersi allora. Se c'è una cosa per cui sono felice dell'eliminazione è che ora, quantomeno spero, si possa aprire un nuovo capitolo legato a persone, ma soprattutto logiche diverse. Perchè quello di cui si ha necessità è un nuovo modo di pensare, un respiro nuovo, non facce diverse che ragionano nel medesimo modo.

Crollo del Sistema Calcio Italia. La verità è nei numeri. Ne sono convinto. Ecco un pò di numeri. Prendiamo la decade 1990-1999 su 10 finali di Coppa Uefa, 7 volte in finale c'era una squadra italiana, in 3 occasioni entrambe le squadre erano italiane. Morale: 6 vittorie. Le nuova Uefa Cup, con formula allargata, sempre per motivi economici, zeru titoli, per dirla alla Mourinho. Champions League? Vedi sopra. Nel 2003 in semifinale c'erano Milan, Juve ed Inter. Il 75% dei 4 club più forti di quell'anno erano italiani. Finale tutta tricolore. Milan vincente. Milan che nei 4 anni successivi ha giocato altre due finali con alterne fortune contro il Liverpool (2005 e 2007). Dopo il 2010 con la grandissima Inter del Triplete è stato caporetto. La Juventus che da 3 anni domina incontrastata in campionato, nel corso dell'ultima edizione non ha superato il girone di CL. I motivi, anche qui, sono da ricercare nel manico e quindi nel Sistema Calcio. L'Italia non ha stadi moderni e quindi non può partecipare a grandi kermesse come host country. Manifestazione, queste, che sarebbero anche un volano per l'economia tutta. L'Italia, per le sue regole economiche, fiscali, di modello in generale, non attrae molti capitali stranieri (Roma ed Inter sono eccezioni degli ultimi anni). O comunque quelli che attrae trovano ostacoli d'ingresso enormi e virano su altri campionati e soprattutto Paesi (Inghilterra su tutti con Man Utd, Man City, Chelsea, Liverpool, solo per citare alcuni dei club di maggior tradizioni guidati da capitali extra UK). In Italia, oltre alla logistica, anche il ticketing è un disastro. Nel XXI secolo, era della tecnologia estrema, non si può comprare un biglietto via internet ma bisogna possedere tessere e controtessere. Motivi di sicurezze? Ho forti dubbi su questo. A pensar male si fa peccato, ma spesso ci si prende diceva Andreotti. Anche perché non è che siamo diminuiti gli incidenti con questo mezzo (a proposito, esprimo la mia vicinanza alla famiglia di Ciro Esposito, spentosi - troppo prematuramente - questa mattina. Che tutti prendano esempio dalla compostezza e dalla civiltà della famiglia). Sono diminuite le persone che vanno allo stadio. L'incidenza non è affatto diminuito. Quindi? Vogliamo parlare delle persone che fanno parte del gota del calcio? I presidenti? Persone condannate per reati sportivi che ancora fanno parte del Sistema. In Inghilterra, per un motivo non sportivo, ma fiscale, Cellino, ora proprietario del Leeds, era stato respinto perchè non considerato persona gradita. Dai perfavore...Controprova di un impoverimento tecnico e di credibilità? Mi piacerebbe sapere perchè il Presidentissimo Blatter nel 2006 non prese parte alla cerimonia di premiazione dell'Italia a Berlino, con il famigerato mancato consegna della Coppa a Cannavaro? Perchè l'Italia ha giocato due delle sue tre partite alle ore 13...e la terza l'ha giocata nella foresta con un clima a dir poco sfavorevole. Per non parlare degli arbitri. Tutti aspetti che mi fanno pensare che le stellette sul petto le dovremo lucidare e non aggiungere se non cambierà la musica...purtroppo!

Conclusioni. Perché non ho parlato di aspetti tecnici? Perché sono, in ordine di importanza, quelli che meno hanno inciso. Perché spesso la punta dell'iceberg, quella su cui la massa si concentra, è solo uno specchietto per le allodole data in pasto ai più per pacificare. I motivi importanti, quelli sistemici, quelli "veri", sono quelli sommersi. Sarebbe opportuno che Noi tutti non si faccia gli struzzi davanti ad un risultato, ma si vada anche a vedere come sì è raggiunto. Lo stellone capita una volta. L'exloit è uno. Per riconferrmarsi  - poi - ci vuole competenza, progettualità, onestà intellettuale, merito. Tutti termini, questi, sempre più desueti in questi ultimi anni nel nostro Paese. Mi auguro che si faccia tesoro di questa debacle e si riparta seriamente per rifondare un sistema che sotto tutti gli aspetti non sta più in piedi. I tifosi lo hanno capito e pian piano stanno prendendo le distanze con proteste civili che non hanno precedenti. I laziali ad esempio (me compreso) per esprimere il proprio dissenso verso la gestione del Presidente Lotito, hanno disdetto abbonamenti tv, stadio, non compra materiale. Il messaggio è forte e chiaro...e credo che sarà sempre più ampio e che se non verrà ascoltato il nostro calcio farà un percorso regressivo sempre più marcato. E' interesse di tutti rifondare...non ultimo dell' erario che incassa ogni anno quasi 1 mld/anno da questo che, ormai, è un vero e proprio settore industriale, "atipico" perchè vende emozioni, ma per numeri, è un settore industriale importante. Chi vivrà vedrà. Nel frattempo, per favore, nessuno gridi alla scandalo o alla sorpresa per una esclusione che è la logica conseguenza del nostro sistema calcio e paese.




lunedì 23 giugno 2014

Il cocktail dei mondiali...insalata di polpo...doppia versione

Se Vi dico Germania 2006, escludendo il successo degli azzurri, qual è il Vostro primo pensiero? Il mio è sicuramente il polpo Paul, simpatico cefalopede teutonico che azzeccava tutti i pronostici di quel mondiale. Purtroppo il polpo Paul, il 26 Ott 2010, all'età di appena 2 anni, ci ha lasciato. In suo onore, per non dimenticarlo, propongo una doppia versione di uno dei classici piatti che si preparano con questa specie marina. Per gli amanti della tradizione vi regalo la ricetta di mamma dell'insalata di polpo. In contrapposizione, poi, la versione del Panda: cocktail di polpo con vellutata fresca di piselli ed insalatina fresca di carote e sedano. Un solo ingrediente in aggiunta e diverso utilizzo delle verdurine, la parte fresca e croccante del piatto. Ecco a Voi la doppia versione di...






















Ingredienti per 4 persone:
  1. 1,5 kg di polipo fresco;
  2. 2 carote;
  3. 2 gambi di sedano;
  4. 300 g di pisellini;
  5. olio evo qb;
  6. 1 scalogno;
  7. sale qb;
  8. succo di 1 limone bio;
  9. vino bianco;
  10. 2 foglie di lauro;
  11. 4-5 bacche di ginepro.

La cosa fondamentale per la riuscita di questa ricetta è la materia prima: il polpo. Qualche accorgimento nella preparazione, che dopo vi dirò, è sicuramente importante, ma se il polpo non è buono lasciate perdere, vi imbarcate in una mission impossible.

Cottura. Immergete in una pentola a bordi alti il polpo insieme con acqua, vino ed aromi; nel mio caso alloro e chiodi di garofalo. Portate a bollore e fate bollire secondo i dettami del caso, ovvero:

La regola vuole circa 45 min ed un bicchiere di vino per chilo di polpo. Regolatevi in base alle vostre necessità.

Per quanto riguarda la quantità di acqua, fate a sentimento, considerando che durante la cottura il liquido si riduce di circa il 40%. Non esagerate, ma non siate nemmeno avari.

Proprio come per il brodo, abbiate cura di schiumare in superficie il liquido di cotture. Una volta raggiunto il bollore, abbassare la fiamma, e fate cuocere a fuoco dolce sino al termine.

Passaggio Fondamentale. Se non volete che il polpo indurisca irrimediabilmente, spostate la pentola dal fuoco, mettete il coperchio ed aspettate che freddi nella sua acqua di cottura.

Dopo circa 5-6 ore, potete scolare il polpo, sciacquarlo abbondantemente con acqua corrente per togliere tutte le impurità di cottura che si depositano nelle tipiche ventose ed asciugarlo.

A questo punto, vi si pone una scelta: classico o moderno?

Classic Version

























Fate a pezzi il polpo, ed a rondelle spesse sia le carote che le coste di sedano (dopo averle pelata dai filamenti); unite tutto in una ciotola e condite con olio, sale e limone. Fate raffreddare e servite...successo assicurato!

Panda Version



Dovete fare colpo sui vostri commensali con una preparazione semplice, originale ma di effetto? Questa è una soluzione.

Soffriggete uno scalogno tritato finemente, quindi aggiungete i piselli con un pò di acqua e portate a cottura, lasciandoli acquosi.

Trasferite tutto in un passaverdure ed ottenete una vellutata di piselli. Aggiustate di sale e pepe ed olio.

Se non avete il passaverdure, frullate il tutto e poi passatelo in un setaccio per dividere polpa e pellicine.

Versate il tutto in una sacca a poche e guarnite il fondo di una coppa o di un bicchiere, secondo i gusti.

Tagliate a la julienne sedano e carote, lucidate con olio ed adagiatelo sopra lo strato di vellutata.

Terminate il montaggio con il polpo ed il gioco è fatto.

In alternativa, le verdure potete proporle in una dadolata molto piccola, secondo quello che preferite. Io ho scelto la julienne perchè da altezza ed eleganza al cocktail.

Fate raffreddare e servite ai vostri ospiti suggerendogli di degustarlo in verticale per poter assaporare la differenza di sapori e consistenza.

Ottimo per un aperitivo di classe, perfetto se accompagnato a delle bollicine.

Buon Appetito



lunedì 26 maggio 2014

La Puglia nel piatto: pasta a bandiera...version one!

Sono quasi cinque anni che vivo con Calabrese e di piatti regionali pugliesi ne ho assaggiati diversi: pancotto e purea di fave e cicoria su tutte. Oggi si infrange un altro tabù: la pasta a bandiera con pomodorini, rucola e ricotta salata. Esistono diverse versioni di questo piatto; un altro, ad esempio, più invernale, prevede le patate al posto della ricotta salata. Nonostante Vale mi abbia più volte promesso di farmela assaggiare, non lo ha mai fatta. Qualche settimana fa, in occasione della comunione del nipote, ho potuto provare questa famosa pasta e, deliziato, ho deciso di riproporla. Facile da fare, dai gusti decisi e ben accostati, è il piatto giusto per il 2 Giugno. Ecco la pasta a bandiera del Panda...




Ingredienti per 4 persone:
  1. 500 g di cortecce;
  2. 500 g pomodorini (ciliegini o datterini a scelta);
  3. 200 g di rucola (preferibilmente selavatica);
  4. ricotta salata qb;
  5. olio evo qb;
  6. 2 teste di aglio in camicia

La preparazione è molto semplice. Lavate, mondate e dividete a due o quattro pezzi, in base alla grandezza, i pomodorini. 

Cuoceteli con olio ed aglio fino a che si sfaldano, creando un delizioso sughetto. Con coperchio ci vorranno circa 10 minuti.

Sempre con il coperchio, fate andare a fuoco abbastanza sostenuto per altri cinque minuti, affinchè i pomodori si caramellino rendendo il sugo molto dolce. 

Calate, in abbondante acqua salata, la pasta. Mentre le cortecce cuociono, lavate e tagliate la rucola.

Scolate la pasta e trasferitela con pochissima acqua di cottura, nel sugo, aggiungendo la rucola. 

Mescolate per far amalgamare il tutto. Fuori dal fuoco, mantecate con un giro di olio evo.

Impiattate e terminate con una grattugiata di ricotta salata ed il gioco è fatto.



Risultato: la dolcezza del pomodoro contrasta benissimo con il sapore sapido del formaggio. La rucola dona croccantezza e freschezza alla preparazione.



Le cortecce sono un tipico formato di pasta pugliese preparata con acqua e farina; non sono altro che orecchiette più lunghe ed arrotolate.

Buon Appetito

lunedì 12 maggio 2014

Il Panino da spiaggia: melanzane, petto di pollo, zenzero e glassa di balsamico...leggero e nutriente...

Con l'inizio della bella stagione, le scampagnate diventano l'opzione principale per trascorrere la domenica all'aria aperta. Una sorta di reciproco con le domeniche invernali al centro commerciale; con la differenza che, a campionato concluso, non litigherete con il vostro partner che vuole vedere il calcio. A Roma, le scampagnate si declinano come "domeniche in Villa", dato il grande numero di spazi verdi della Capitale. Tra poche settimane, poi, inizieranno le file kilometriche sulle consolari per raggiungere le località di mare. La filmografia neorealista degli anni '70 ha dato un'immagine del romano in spiaggia, ormai - e per fortuna aggiungo io - decaduta. Non ho memoria, infatti, di famiglie panzute riunite intorno a borse termiche nell'intento di strafogarsi di frittata di pasta, pollo con i peperoni ed, immancabile, fettine di cocomero (anguria per chi legge da fuori il GRA). Se a tutto questo, infine, aggiungiamo che la temperatura o, come dicono quelli bravi, la colonnina di mercurio, sta rapidamente crescendo, è facile intuire come sulle tavole di tutti noi trovino posto frutta, verdura o comunque portate light in luogo di tutti quei piatti formaggiosi e buonissimi che ci hanno accompagnato per tutto l'inverno. Il forno, ormai, lavora pochissimo in casa Clemè&Calabrè. In compenso, la soluzione panino sta prendendo piede. Nel mio blog troverete diverse proproste di panino. Più di qualcuno mi ha anche detto che apprezzava in modo particolare questo tipo di post. Ecco, quindi, che oggi vi presento il panino da spiaggia. Questo panino è dedicato ad una collega blogger, Ely, con cui ho instaurato un buonissimo rapporto. Nelle mail che ci scambiavamo mi diceva sempre: "Panda, mi fai un panino che possa mangiare anche io". La nostra Ely, purtroppo, ha diverse intolleranze alimentari ed ogni volta che vedeva un mio panino mi scriveva: "MHHHH che buono...se solo potessi mangiarlo...però se togliessi questo ingrediente potrei anche...devo provarci". Venerdì scorso le ho scritto chiedendole quali cose non potesse mangiare e, devo ammettere, trovare un compromesso tra il gusto e la salute non è stato facile (d'altronde...ma quando mai lo è...a Roma c'è un proverbio che dice: "quello che non strozza ingrassa"). Alla fine, però, il risultato è molto buono. Un buon compromesso. Conoscendola un pò, e dovendole "cucire" ad hoc un panino, mi sono fermato a pensare, sempre tenendo fermi i vincoli alimentari, quali fossero gli ingredienti giusti. Poi, finalmente ho deciso: melanzane (dedicato alla provenienza del compagno...che probabilmente le chiama mulagnane") ed una carne bianca (che dalle sue parti spopola): il petto di pollo. Ho aggiunto un tocco che facesse riferimento anche a me...la mentuccia...tipica romana. Dal momento che Ely è la mia spacciatrice personale di spezie ed erbe aromatiche, ho voluto ricambiare. Restava la scelta del panino. Mica 'na cosa da poco. Lei mi ha detto che forse anche i lieviti le danno fastidio, quindi, avevo pensato al pane azimo...ma vedendolo era possibile da farcire. Mi sono mantenuto con un basso quantitativo di lievito...visto che ancora non è sicuro che non possa mangiarli e mi sono detto: pane arabo. Infine, per dare ulteriore gusto ho scelto lo zenzero e la glassa di balsamico. Risultato? Leggero, nutriente, di gusto, buono per la spiaggia e per te...Ely...ecco il "tuo" panino...
























Ingredienti per 2 panini (mica ce vorete annà soli in spiaggia):
  1. 2 panini arabi;
  2. 1 melanzana;
  3. 100 g di petto di pollo;
  4. mentuccia qb;
  5. zenzero qb;
  6. glassa di balsamico qb;
  7. olio evo;
  8. sale;
  9. aglio;
  10. prezzemolo fresco;
  11. zenzero

Affettate la melanzane a dischi di 2 mm mentre la piastra scalda. 

Una volta raggiunta la temperatura, grigliate le melanzane, da entrambi i lati. Devono scurirsi, ma non troppo. Per spessore di 2 mm, un paio di min per lato sono sufficienti; poi, al solito, regolatevi a sentimento (buon senso).

Mentre grigliate, preparate un vassoio vicino a voi in modo tale da poterci porre le melanzane e condirle con olio evo, aglio, sale e prezzemolo tritato. Potete stratificare le melanzane. Anzi, ve lo consiglio vivamente, per far sì che si insaporiscano da entrambi i lati.

Nella stessa piastra, cuocete il petto di pollo; in modo da far mescolare i sapori, ottimizzando il numero di stoviglie.

Una volta grigliato tutto, siete pronti per montare il panino. 

Affettate il pane arabo e scaldate la base, rivolta con la mollica verso il basso, sempre sulla solita piastra. Partite, quindi, con uno strato di melanzane, qualche foglie di mentuccia ed il petto di pollo. Proseguite con una grattugiata di zenzero, altro strato di melanzane e chiudete con la glassa di balsamico. In questo modo, il petto di pollo sarà insaporito da entrambi i lati e le melanzane, umide, eviteranno che si secchi.

Ora la chiusura: copritelo con l'altra metà di pane, schiacciate con il palmo della mano e via. Stagnola e borsa termica direzione mare. Stagnola è piatto sulla tavola di Ely&Isy.
























Buon Appetito

venerdì 9 maggio 2014

Guerriglia urbana a Roma per la finale di Coppa Italia...considerazioni sparse ed un'unica domanda: perchè?

E' passata una settimana dalla guerriglia urbana che, in occasione della finale di Coppa Italia tra Napoli e Fiorentina,  ha visto la città di Roma trasformarsi in terra di conquista per criminali travestiti da tifosi. Uno scenario degno delle immagini che ogni giorno ci riportano a teatri di guerra mediorientali. Diverse fazioni di persone incappucciate che  si fronteggiavano con lancio di bombe carta, pietre, e qualsiasi altro mezzo di offesa utile ad avere la meglio sugli "avversari". Stavolta, però, si è andati ben oltre: sono volati proiettili e quasi ci scappa il morto (cosa per altro, purtroppo, che al momento, ancora non può essere esclusa). In questi sette giorni, come sempre capita in occasioni del genere, le massime cariche delle istituzioni sportive e politiche si sono rese protagonisti sui media di dichiarazioni di sdegno sull'accaduto, promettendo, peraltro, l'adozione di misure restrittive ed esemplari volte alla soluzione di questi episodi. A valle di tutto ciò, ed a mente fredda, vorrei condividere con Voi tutti, il mio punto di vista. Il punto di vista di un semplice cittadino, appassionato di sport (tifoso laziale) che non fa parte di alcun gruppo di tifosi organizzati (non che ci fosse nulla di male) e che per questi episodi, e per tutta una serie di ragioni accessorie, si è allontanato dal vivere questo sport con passione.

Clicca sulla foto per conoscere meglio Genny 'a carogna...diventato l'icona dei rapporti calcio-istituzioni del pre-partita di sabato scorso(Immagine: courtesy of Il fatto quotidiano)

Criminalità e non sport. Chi, come me, ha frequentato lo stadio ed ha respirato, per anni, aria di curva, sa bene che gli episodi di sabato nulla c'entrano con il tifo, neanche nella sua accezione più violenta. La storia ci insegna che i tifosi si affrontano a mani nude, al limite, se consideriamo attacchi vili, con armi bianche, mai con armi da fuoco. Questo ci deve indurre a considerare l'accaduto come un fatto di criminalità "comune" e non a registrarlo come un episodio connesso al calcio. Anche quando i protagonisti sono esponenti delle tifoserie. La differenza non è formale ma sostanziale. Sembra, infatti, che lo stadio sia diventato uno "scontificio" rispetto allo stessa azione svolta in un contesto diverso. Un esempio sciocco: una rissa al cinema verrebbe rubricata come rissa e quindi con tutte le conseguenze del caso. Perchè la stessa rissa, ma allo stadio, viene giudicata in modo difforme? Perchè alla stessa azione corrispondono due conseguenze diverse? Allora estendiamo il Daspo ovunque. Allontaniamo le persone dal luogo dove si è svolta la rissa. Fai una rissa al ristorante? Bene, per 5 anni non entri più in nessun ristorante. Vi sembra una cosa sensata? A me affatto! Quindi, partendo dal presupposto - magari sbagliato - che è la logica a comandare le azioni, mi vien da pensare che non si voglia risolvere questo problema. E mi chiedo: perchè? 

Cui Protest? Uno Stato, nel senso più ampio del termine, deve essere più forte di qualsiasi altra organizzazione voglia creare scompiglio al suo interno, magari per perseguire interessi privati, e garantire la sicurezza ai suo cittadini. Se non lo è, c'è qualcosa che non va. Io credo che tutti gli stati lo siano; quando, però, ciò non accade e si lascia spazio a spettacoli da far west di quart'ordine come quello di sabato scorso, allora mi torna in mente la domandina magica di cui sopra: perchè? Se si volesse risolvere, si potrebbe fare. Certo bisognerebbe prendere dei provvedimenti, in tema di struttura adeguate e leggi ad hoc, ma se mai si comincia, mai si arriverà ad un cambiamento. Ed allora siamo sicuri che i nostri governanti vogliano realmente intervenire con decisione? E se no, perchè?  In altri Paesi, vedi Olanda ed Inghilterra, in cui dovevano fronteggiare gli hooligans, il problema ora è risolto. La differenza tra noi e loro? La decisione nel trasformare le dichiarazioni in azioni e, soprattutto, la certezza della pena. In Inghilterra è noto che ad ogni azione, corrisponde una reazione, che puntualmente si verifica. Bisogna avere credibilità e non minacciare e poi, passata la bufera, disattendere puntualmente la minaccia. Io ho 32 anni, ed ho memoria di diversi episodi come quelli di sabato scorso a cui hanno fatto seguito sempre lo stesso tipo di dichiarazione, ma fatti, poi, pochi. Non è che fa comodo avere sui titoli dei giornali contenuti del genere che spostano attenzione su fatti di maggiore rilevanza che solleverebbero, sì, il vero sdegno?

Le soluzioni. Questo è la cosa che mi lascia più punti interrogativi. Magari anche perché non conosco bene la legislatura che regola determinate situazioni. In questi giorni, ho visto e sentito tanti interventi diversi, di politici, istituzioni sportive ed il coro era unanime: la violenza fa parte della società civile; essendo lo sport un microcosmo di essa, non si può pensare di sconfiggerla nello sport se non si affronta a livello sistemico. Io sono d'accordo con la prima parte me meno con la seconda. La violenza fa parte della società civile, ma va affrontata, in ogni contesto, con decisione e secondo il proprio potere. Che i vari responsabili si occupino di gestire il proprio ambito, utilizzando gli strumenti in proprio possesso, invece che appellarsi al "mal comune mezzo gaudio". Nel mio piccolo faccio una proposta, che deriva dalla mia esperienza professionale. Io sono un controller di una società di servizi; e da questo punto di osservazione, sto notando che un problema di tutte le aziende non è tanto il fatturato, quanto i crediti. Mi spiego meglio. Spesso le fatture spiccate non si riescono a trasformare facilmente in reddito perché i clienti non pagano e prima di riuscire ad ottenere il dovuto passano mesi, a volte anni. Basti pensare ai debiti dell'Amministrazione Pubblica. Prima le aziende fallivano perchè eccessivamente indebitate; ora il paradosso: falliscono perchè hanno troppi crediti non riscossi. In questi casi, una delle contromisure è il CRM (Customer Relationship Management), che, tra le altre cose, prevede una classifica di merito dei vari clienti, sotto diversi aspetti. Sulla base di questo, le aziende decidono autonomamente se fornire beni o erogare servizi ad un determinato cliente. La logica qual è? Preferisco rinunciare ad un (presunto) ricavo, se poi per incassare devo porre in atto una serie di azioni operative che hanno un costo eccessivo, che di fatto erode il mio margine. Nel calcio, non vedo il perchè, e mi piacerebbe veramente saperlo, non si possa applicare lo stesso principio. Basterebbe sviluppare un software di ticketing elettronico in cui, ogni volta che si procede all'acquisto, il tifoso fornisca il proprio codice fiscale. Con questo, incrociando i dati (esempio casellario giudiziario) la società saprebbe chi vuole comprare il biglietto e potrebbe, così, scegliere se fare entrare o meno le persone allo stadio. In settimana ho sentito dichiarazioni secondo cui, per fare ciò, bisognerebbe avere stadi di proprietà per gestire la sicurezza, piuttosto che la legge della privacy vieterebbe questo incrocio di dati. Beh, se fosse così sarebbe imbarazzante,  perchè riporterebbe di nuovo la questione nel contesto sbagliato. Non è una tematica legata allo sport, e quindi alle società private. E' tema di ordine pubblico. in questi episodi, le città vengono "violentate" e poi i costi per la bonifica vengono sostenuti della comunità. Non capisco: perchè se i soldi per riparare i danni sono pubblici, la prevenzione debba essere operata da soggetti privati? 

Un nuovo modello. La società evolve. Cambiano usi, costumi, comportamenti, scenari, leggi. Se tutti i protagonisti non si adeguano ai cambiamenti, è inevitabile che si resti indietro. Evidentemente il modello di business del calcio italiano è anacronistico. In questo senso, le best practice prevedono stadi di proprietà, gestione del merchandising, sfruttamento del settore commerciale, etc. In Italia questo non accade e non si fa nulla per poter nemmeno avvicinarsi ad un determinato modello. Come tutte le realtà, i modelli vanno poi modellati sulle caratteristiche del contesto a cui si applica. "Rifacciamoci al modello tedesco. No, meglio quello inglese. Lo spagnolo funziona, copiamolo!". Questi in sintesi i titoloni che spesso hanno spazio sui nostri quotidiani. Beh, su questo il mio commento è solo uno: i modelli, se adottati, vanno adottati integralmente e non solo in parte. Non va bene. Vi faccio un esempio: si parla spesso di modello inglese. Bene. E' storia recente l'acquisto del Leeds United, da parte dell Presidente del Cagliari, Sig. Massimo Cellino. In un primo momento, l'operazione era stata bloccata dalla Football Association in quanto il numero uno del club sardo non aveva superato il fit and proper person test, una sorta di esame per capire se un acquirente è idoneo, degno e credibile per entrare a far parte del loro sistema sportivo e di business. Le accuse dell'associazione calcistica inglese facevano riferimento a diverse traversie fiscali di cui Cellino si era reso protagonista. Per il momento, Cellino ha avuto la meglio, vincendo il ricorso, ma poco importa. Va sottolineata la credibilità del Sistema. Se un modello deve essere fondato su dei principi e dei valori, allora questi devono valere per tutti, a maggior ragione per il vertice. Questo è l'insegnamento che ne viene. Ecco. Le stesse persone che oggi invocano quel modello, sono le stesse, che se applicato integralmente, sarebbero le prime ad esserne estromesse. Un nuovo modello va bene, purchè sia credibile!

Il gioco dei perchè. Tutte queste argomentazioni portano ad un'unica domanda: perchè? O meglio, a diversi perchè, e più nello specifico:

  1. perchè si affrontano situazioni similari in modo difforme?
  2. perchè non si comincia a far seguire alle intenzioni, delle vere e proprie azioni?
  3. cui protest che fatti del genere facciano passare in secondo piano, per parte dell'opinione pubblica, altre questioni, di tutt'altra rilevanza e ricaduta sociale?
  4. perchè non si riforma il calcio integralmente, facendo una revisione totale di tutte le componenti in gioco?
  5. perchè i responsabili non pagano (quasi) mai?
Vi lascio con un evidenza,una provocazione ed un consiglio.

L'evidenza: l'industria calcio è una delle più fiorenti in Italia, ed assicura un indotto al nostro Erario di circa 1 miliardo di euro/anno, milione più, milione meno.

La provocazione: sarà forse questo il motivo per cui non si decide con fermezza di fare un passo indietro, fermarsi e ripartire in modo decisamente diverso? 

Business ed Etica, purtroppo, non vanno spesso nella stessa direzione, ma almeno risparmiateci la finta morale e degli spettacoli ridicoli come quelli che abbiamo assistito negli ultimi sette giorni.

Il consiglio: se vi capita, leggete il saggio "Etica ed Economia", del premio Nobel per l'economia (1998) indiano Amartya Sen. A me, ai tempi dell'università, ha aperto la mente e dato una prospettiva che ancora oggi fa parte del mio bagaglio. 





mercoledì 30 aprile 2014

Mezzemaniche al Kamut con carbonara vegetale e zenzero

Inutile dire quanto la carbonara sia parte del mio patrimonio culinario. Da buon romano, è uno dei piatti che spesso era presente sulla mia tavola. Ogni componente della mia famiglia ne faceva una versione personalizzata. Papà era il re della carbonara originale, (questa). Mia zia Anna metteva il formaggino nell'uovo al posto del pecorino, per renderla ancora più cremosa. Mamma, invece, è la protagonista di oggi. E' stata la persona che mi ha fatto conoscere ed apprezzare la versione light di questo confort food: la carbonara vegetale. Peculiarità è la presenza delle zucchine al posto del guanciale. Vincenzina utilizzava la zucchina classica; io mi sono "permesso" di modificare la sua ricetta utilizzando le più saporite zucchine romane, ed aggiungendo lo zenzero che conferisce quel tocco di acidità che sgrassa la bocca. Dal momento che dovevo proporre un piatto più leggero, allora ho agito anche sulla pasta: mezzemaniche al Kamut. A dire il vero la mia prima intenzione era di preparare della pasta fresca; poi, però, giustamente Vincenzina mi ha fatto notare che pasta all'uovo con un condimento a base di uovo non era proprio il massimo, quindi, dovendo ripiegare sulla pasta secca, ho deciso di optare per la leggerezza del kamut. Altra caratteristica light della carbonara vegetale è l'assenza di formaggio. Essendo light, il pecorino è off limits! La mia carbonara vegetale...






















Ingredienti per 4 persone:
  1. 500 g di mezzemaniche di Kamut;
  2. 5 zucchine romanesche;
  3. 5 uova;
  4. 1 cipolla;
  5. sale qb;
  6. peperoncino qb;
  7. zenzero qb;
  8. basilico qb.

La preparazione è veloce e semplice. In una padella fate soffriggere, a fuoco dolce, una cipolla. Una volta imbiondita aggiungete il peperoncino e le zucchine, tagliate a rondelle. Sempre a fuoco moderato portate a cottura le zucchine.

Ricordate: più sottili sono le rondelle e minor tempo ci vorrà per cuocere. Inoltre se sono tagliate piccole tenderanno a sciogliersi formando una cremina.

Quando le zucchine sono cotte, spegnete il fuoco, aggiungete del basilico fresco e coprite con un coperchio.

Sbattete le uova e salatele. Lessate, quindi, la pasta.

Scolate la pasta al dente ed unitela alle uova ed alle zucchine. Ora dovete scegliere. In teoria, nella carbonara, l'uovo non si cuoce sui fornelli, ma solo con il calore della pasta. Però, molti non osservano questo diktat, per via della viscosità dell'uovo. Fate vobis.

Impiattate e servite dopo aver grattugiato dello zenzero.

Buon Appetito.

lunedì 28 aprile 2014

Sport e razzismo: quando l'ironia vince sull'ignoranza

Il week-end sportivo appena concluso passerà alle cronache, oltre per la bellissima volata In Premier e nella Liga, anche per due episodi di razzismo: l'intercettazione della telefonata tra il patron dei Clippers (NBA), Donald Sterling, con la compagna  e la banana lanciata a Dani Alves, terzino colored brasiliano del Barcellona al Madrigal di Villareal.

Il numero uno del club losangelino, chiedeva alla compagna (messicana e latina) di non portare perone di colore alle partite dei Clippers, neanche Magic Jonhson (mito dei Lakers che tanto si è speso per la comunità nera a Los Angeles).

Ora, partendo dal presupposto che l'ignoranza è trasversale a tutte le categorie, faccio mie le parole del Presidente Obama, che a mio modo ha stigmatizzato nel modo migliore un episodio deprecabile quanto triste: "Quando gente ignorante vuole pubblicizzare la propria ignoranza non c'è molto che si possa fare, lasciali parlare".

Purtroppo l'educazione civica non fa il paio con il successo, anzi, spesso le due cose sono divergenti. E, come dice giustamente Obama, non si può combattere, non esiste un modo efficace per farlo, se non lasciarli al loro nanismo mentale.

Quello che, invece, mi ha spinto a scrivere queste poche righe è la reazione, geniale, di Dani Alves. 

76' della partita. 2-1 dei padroni di casa sul Barcellona. Proprio il brasiliano, con un suo spunto sulla fascia ha riaperto la partita. Calcio d'angolo per i catalani, una banana viene scagliata dai tifosi locali. 

Il brasiliano non fa una piega, raccoglie il frutto, lo sbuccia, ne mangia un pezzo e poi batte il calcio d'angolo. Quando l'ironia sconfigge l'ignoranza...grandissimo!

Per la cronaca...quasi per un destino perverso...il Barcellona riuscirà ad avere, poi, la meglio sui padroni di casa, grazie ancora ad un Dani Alves protagonista. 

Ecco il video...


mercoledì 23 aprile 2014

L'abbacchio al forno con la patate a modo mio...o magni o lascia perde

Se la pastiera non è radicata nelle nostre tradizioni familiari, l'abbacchio ar forno colle patate è un must di casa Clemente. E' questione di DNA. Anche perché, la mia famiglia ha orgini molisane; ed il Molise, con l'Abruzzo, sono le regioni che regnano in fatto di abbacchio/capretto e Co. Noi mangiamo l'abbacchio solo due volte l'anno: a Pasqua ed il giorno di ferragosto. Motivo, questo, per il quale, in queste occasioni deve essere perfetto e soprattutto...adda esse tanto! Sto giro me tocca! E come se dice a Roma: a chi tocca, nun se ingrugna! Come vi ho anticipato, quest'anno con grandissimo piacere ho ospitato mamma e papà ed il menù è stato agnellocentrico. Evitato antipasto pasquale, che nelle tradizioni capitoline prevede: coratella (interiora di agnello) con uova sode, pizza al formaggio di Terni e corallina (tipo di salame). Ecco...dopo tutta sta 'roba...nun se po pretenne d'ariva all'abbacchio con il dovuto spazio. Ergo: primo piatto semplice (orecchiette con le cime di rapa...nel rispetto delle tradizioni pugliesi del mio ammore) e poi abbacchio con le patate. Per chi sopravvive, pastiera per il colpo di grazia. Anche un piatto che potrebbe sembrare banale può prevedere delle finezze. Io vi svelo le mie...il mio abbacchio ar forno colle patate...



Ingredienti per 4 persone:
  1. 2 kg di coscio lungo di agnello bio;
  2. olio evo;
  3. rosmarino;
  4. alloro;
  5. chiodi di garofalo;
  6. aglio;
  7. patate a pasta gialla qb

Le attenzioni che presto per la preparazione del mio abbacchio sono due:
  1. olio aromatizzato alle erbe;
  2. cucinato separato delle patate.
Partiamo dall'olio. L'abbacchio è una carne abbastanza forte di sapore. E' necessario, quindi, poterlo aromatizzare con un olio che ne esalti il sapore. La mia soluzione è l'olio alle erbe di casa C&C.

Già in altre occasioni, vi ho raccontato di olii aromatizzati (al limone, al rosmarino, al peperoncino, etc). La differenza stavolta sta nella procedura. Non si lascia in immersione per circa 30 gg l'aroma con l'olio per poi filtrarlo. In questo caso si uniscono olio, aglio ed erbe in un pentolino e si fa andare sul fuoco più piccolo (quello del caffè per intenderci), al minimo, per circa un'ora. 

Questo procedimento permetterà agli oli essenziali delle erbe di dissiparsi nell'olio aromatizzandolo, senza, però, bruciare.

Dopo un'ora circa, spegnete e filtrate l'olio e fatelo raffreddare. Normalmente io lo preparo la sera prima.

Un paio di ore prima di informare l'abbacchio, massaggiate ogni singolo pezzo con questo olio e fate riposare direttamente nel tegame che utilizzerete. Questo per evitare la dispersione dell'olio.

Mentre l'agnello riposa, preparate le patate. Pelatele, tagliatele come preferite (io in queste due occasioni seguo la tradizione: a tocchetti) e fatele stare in ammollo per circa mezz'ora.

In questo tempo, le patate perderanno l'amido in eccesso e saranno croccanti al punto giusto in cottura.

Anche per le patate, utilizzate lo stesso olio. In entrambi i casi, se volete, potete aggiungere un ulteriore ramoscello di rosmarino in cottura.

Perchè cuocio le patate separatamente dall'abbacchio? Semplice. Perchè hanno cotture e tecniche diverse. Le patate devono essere croccanti e sbruciacchiate, quindi richiedono una cottura che preveda alte temperature e l'uso del ventilato.L'abbacchio, invece, deve sì essere ben cotto all'esterno, ma all'interno deve rimanere umido e non secco. Il ventilato, quindi, è bandito e, soprattutto, ha tempi molto diversi. Infine perchè se fossero cotti insieme, il succo della carne finirebbe immancabilmente sulle patate, ammorbidendole e non rendendole croccanti. E questo non è cosa buona. 

L'abbacchio e le patate, perciò, condivideranno solo il piatto, stop!

Iniziate con le patate che richiedono tempi lunghi. Infornatele a 180° a forno statico, girandole di tanto in tanto. Quando vedete che sono abbastanza morbide e cotte al cuore, allora quello è il momento di alzare la teglie, mettere forno ventilato e fare andare fino a formare la crosticina. Volendo, potete aiutarvi con il grill.

Capitolo abbacchio: iniziate con una cottura molto forte: 250° (ventilato). Una volta che la carne sarà rosolata da ogni lato, abbassate a 200° e portate a cottura.




Servite caldo, tiratevi sù le maniche, mani calde e...buon Appetito.


lunedì 21 aprile 2014

La pastiera agli agrumi del Panda "mariuolo"

A casa Clemente, non c'è Pasqua senza pastiera; nonostante nessuno di noi abbia origini campane. E' il dolce preferito di mamma, quindi, deve esserci. Dal momento che quest'anno i miei genitori sono ospiti a casa Clemè&Calabrè, non potevo esimermi dal prepararla. Non essendo abitudine familiare prepararla, però, non sapevo da dove cominciare. Primo problema, quello fondamentale: la ricetta. Mi sono detto: "non ho la ricetta, e non voglio cercarla in rete; però ho molti colleghi partenopei". Ecco la soluzione: chiedo a qualcuno. Tra tutti, però, solo una versione ha avuto la meglio: quella della mia collega Daniela. Napoletana doc, con la passione per la cucina (soprattutto per la fase finale: mangiare) e con una mamma ottima cuoca. Perfetto! Problema risolto. Dalla fonte della mia ricetta, deriva anche il titolo "mariuolo", visto che Daniela ha un cognome "particolare", che, abbinato con la provenienza, è oggetto di scherzo da parte mia. Tornando alla pastiera, ho fatto solo qualche personalizzazione dovuta al gusto personale, ma devo dire che la mamma di Daniela, d'ora in poi... sarà la mia fornitrice ufficiali di ricette napoletane. Molti mi dicevano che fosse una preparazione laboriosa e lunga. Devo dire, invece, che - grazie all'aiuto della fidata amica Cesira - me la sono cavata abbastanza velocemente. Facendo a Voi tutti, tanti cari auguri per una serena pasquetta, ecco la mia pastiera agli agrumi...




Ingredienti:

per la pasta frolla:
  1. 300 g di farina 0;
  2. 125 g di burro;
  3. 175 g di zucchero a velo;
  4. 1 cucchiaino di sale;
  5. 2 tuorli;
  6. 1 uovo intero
per la farcia:
  1. 500 g di ricotta di pecora;
  2. 350 g di zucchero;
  3. 1 kg di grano già lesso;
  4. 4 uova intere;
  5. 4 tuorli;
  6. 1 confezione di cedro candito (mia aggiunta);
  7. 1 confezione di arancia candita (mia aggiunta);
  8. zeste di 1 limone;
  9. 200 ml di latte intero;
  10. 30 g burro (la ricetta prevedeva margarina);
  11. 2 bottigliette di aroma di limone (ricetta prevedeva millefiori);
  12. cannella (io non l'ho utilizzata);
  13. liquore strega (io non l'ho utilizzato)

Per la pasta frolla, seguite questo procedimento

Ho letto in questi giorni e voglio condividere con voi una sorta di formula sulla pasta frolla:

PESO FARINA = PESO ZUCCHERO + PESO BURRO

Partendo, quindi, dal corretto rapporto uova, farina, potete variare il peso degli altri ingredienti, sempre, però, rispettando questa formula.

Tenete a mente che il burro  dona friabilità alla frolla, mentre lo zucchero conferisce elasticità al tutto.




Una volta arrivati alla palla di impasto (1), avvolgete con pellicola e fate riposare in frigo per qualche ora. Io di solito la preparo il giorno prima.

Preparazione farcia. La farcia della pastiera prevede due preparazioni diverse: la crema di grano e la ricotta. Dal momento che la prima dovrà avere un periodo di riposo/raffreddamento, partite da quella.

In un pentolino, versate il grano con il latte, il burro e la zeste di limone, che vi consiglio di lasciare intere, dal momento che poi andranno eliminate. A fuoco dolce, portate ad ebollizione e fate andare (io ho impiegato circa 15 min) sino a che il tutto non si trasfomi in una crema. Girate spesso, se non volete passare del tempo a grattare la pentola. Si attacca con estrema facilità. 

Una volta ottenuta la crema, per eliminare le bucce del grano, passate tutto con il passaverdure (avendo cura di togliere le bucce di limone) e fate raffreddare.

Mentre il grano raffredda, preparate la ricotta. La procedura è simile a quella della farcia dei cannoli siciliani. Setacciate la ricotta ed unitela allo zucchero ed ai canditi, già pronti nella ciotola del robot. Azionate con frusta K (preferibilmente con un lato di silicone, che fungerà da Marisa), e fate mescolare sino a che non vedrete che la crema di ricotta sarà ben liscia.

Nel frattempo, il grano di sarà raffreddato. Potete, quindi, unirlo alla crema di ricotta ed alle uova e tuorli, precedentemente battuti. Sempre a velocità moderata, con la frusta K, mixate il tutto fino ad assorbimento delle uova. Ora la vostra farcia è pronta. Tocca alla base di frolla.

Prendete la palla di impasto (tirato fuori dal frigo con almeno 2-3 ore di anticipo) e stendetela dell'altezza di 5 mm. Con una forma più grande della teglia (per ricavare i bordi) (2), tagliate il vostro disco e, con l'aiuto del mattarello, stendetelo all'interno dello stampo.

Versate la farcia al suo interno ed accendete il forno. Mentre il forno arriva a temperatura, con la frolla avanzate, preparate le strisce da mettere sopra la pastiera (3). Quindi, applicatele (4). Se volete, potete spennellarle con l'uovo rimasto nel recipiente dove lo avete battuto.

Il più è fatto, ora dovete cuocere. Infornate la pastiera a 180°/200°, ventilato, per circa un'ora. Come sempre, regolatevi con il vostro forno. La prova dello stecchino, in questo caso, è molto utile.

Noterete che la superficie scurirà e si gonfierà leggermente. A forno spento, poi, si assesterà.

Fate riposare qualche ora. Normalmente la pastiera si prepara uno o due giorni prima, per far amalgamare tutti i sapori.

Spolverizzate di zucchero a velo prima di servire.






Buon Appetito