martedì 28 luglio 2015

Barcellona 2015 - Shopping in salsa brava...

Com’è Barcellona? Bella bella bella!

Una città che ti entra nel cuore per i suoi ritmi, colori, abitudini e nella quale, al tempo stesso,  il viaggiatore riesce ad “entrare” con una facilità disarmante. Ci sono città (NYC su tutte) nelle quali dopo una settimana ti senti estraneo come il primo giorno. A  Barcellona invece è facile orientarsi, pratico muovervi, entusiasmante girare e godurioso mangiare “jamon”.

E’ davvero un’esperienza da fare, soprattutto se amate conciliare divertimento, cultura e mare.  Infatti l’estate ci si può concedere una pausa dalle visite culturali con una giornata a mare. Che dire di Barceloneta: una spiaggia molto lontana dagli standard a cui siamo abituati in Itali ma proprio per questo estremamente caratteristica.


Ombrelloni piantati sul momento ovunque e disposti casualmente anziché in file. Penuria di lettini (sono sufficienti al massimo per un terzo di tutti gli ombrelloni), venditori ambulanti come e più di noi in italia (qui si aggiungono anche quelli di superalcolici). Consiglio per chi volesse regalarsi un giorno di mare qui: vietato arrivare in spiaggia oltre le 10 perché trovereste il “tutto esaurito”.  

Ciò detto...passiamo al core di questo post: lo shopping. Voto: 5

Non è entusiasmante, soprattutto per noi italiani riconosciuti universalmente come quelli che hanno “stile” perché oggettivamente non c’è granché. 

Presenza più che capillare dei loro marchi (Desigual, Mango, Zara) di cui siamo strapieni anche a Roma e scarsa tipicità. 

Il consiglio è quello di puntare ai piccoli negozi locali che offrono qualcosa di originale  (es. abbigliamento femminile dalla linee morbide vagamente stile Carla G, proposti con ogni accessorio possibile dalla cinta agli orecchini, passando per il cappello).

Consiglio anche una visita al negozio di scarpe LLUIS MANUEL su CARRER COMTAL dove è possibile trovare l’assortimento più vasto di espadrillas di tutta la città  (un’ottima idea per dei regali a prezzi ottimi) . 

Infine consiglio un giro in un punto vendita Salsa, marca portoghese che in Italia si trova solo a Milano. E’ un brand simile alla Diesel per stile a prezzi un po’ più alla portata. 

Che altro dirvi…………andale andale!

Chef (personal shopper) Valè

lunedì 27 luglio 2015

Barcellona 2015 - Dove e cosa mangiare

Quando con Vale abbiamo deciso di andare a Barcellona, tutti approvando la destinazione ci dicevano: "Mhhhh...come se mangia bene in Spagna!". Mentre per Vale era la prima in terra catalana, io c'ero già stato 3 volte, di cui una volta, nel 2003, per ben 12 giorni, ed avevo ricordi simili. A fronte di questo, essendo tornato da poco, devo dire: "Beh, si, ma niente di che". 

Cosa voglio dire? Ottime materie prime, prosciutto su tutti, ma nei ristoranti non si mangia poi in modo così eccelso.

Cosa mangiare? Pesce e prosciutto su tutti, passando da tapas e paella.

Le tapas sono assimilabili ai nostri antipasti. Piccoli porzioni di preparazioni tipiche...

Tapas:
  1. Polpo alla gallega: bocconcini di polpo con patate lesse (specialità galiziana)
  2. Camarones al Mojo de Ajo: terrina di gamberi all'aglio;
  3. Calamarcitos a la plancha: calamari alla piastra;
  4. Patatas Bravas: patate (selvaggie) fritte con salsa brava (pomodoro, cumino, paprika dolce, maionese);
  5. Croquette de jamon: crocchette di patate e jamon iberico (prosciutto);
Portate tipiche:
  1. Gazpacho: antipasto tipico, fresco e tipicamente estivo. E' un frullatone di verdure (pomodori, peperoni, cetriolo, olio, aceto);
  2. Paella: ill piatto tipico x eccellenza. A base di riso, cotto in forno, ne esistono diverse versioni. Le principali sono tre: verdure, pesce e arroz negro (al nero di seppia) servito con salsa alioli;
  3. Prosciutto: la penisola iberica è famosa per il prosciutto. Il più buono, e caro, è il pata negra (maiale nero) da 120 €/Kg; un buon compromesso è il serrano, ma se volete eccellere pata negra tutta la vita;
  4. Crema Catalana...ho detto tutto!
Ok Panda, ma tutta sta roba...ndo se la magmamo?

Io sono stato qui:
  1. Enrique Tomas: catena in franchising di prosciutto;
  2. Caputxes: di fronte alla cattedrale di Santa Maria de Mar, si mangiano ottime tapas;
  3. Mar de la Ribera: meno turistico di Caputxes, ottimo Arroz Negro;
  4. Can Mael: alla Barceloneta, tipico ristorante turistico, evitatelo se volete mangiare a dovere,
  5. La Bascula: miglior ristorante vegetariano della città. Idea riuscitissima: 4 ragazzi hanno rilevato e trasformato una ex cioccolaterie e propongono portate vegetariane. Da visitare

Mo avete visitato e magnato...na cosetta ve la vorrete pure comprà? SI? Allora Stay tuned...


mercoledì 22 luglio 2015

Barcellona 2015 - cosa vedere: la top 5 (in ordine sparso)

Barcellona è una bellissima città e la sua bellezza deriva, tra l'altro, anche dal fatto che concilia la città d'arte al mare. Per poter apprezzare al meglio Barcellona occorrono un minimo di cinque giorni. Cosa vedere? Ecco cosa ho visto io...

1) Le Rambla: il nome deriva dall'arabo "rami", che vuol dire "sabbia". La strada, infatti, deriva da un letto di fiume asciutto ed interrato. E' una delle vie più famose della città vecchia. Lunga circa 1 km, divide il Barrio Gotico ed El Raval, due dei principali quartieri della città vecchia e congiunge Placa de Catalunya con il lungomare. La parte centrale della strada è pedonale ed al centro c'è un mosaico di Gaudì, su Placa della Boqueria. Boqueria, che è il nome del più famoso mercato ortofrutticolo della città e, a detta di qualcuno, dell'intera Spagna.

Il gatto simbolo delle Rambla di El Raval



Un banco di frutta del mercato de "La Boqueria"

Consiglio: un pasto a La Boqueria è tappa obbligata: buono, economico e grande atosfera.


2) La Manzana della Discordia: situato su Passeig de Gracia (35-43), nel cuore del "nuovo" quartiere della città: l'Eixample (estensione). Barrio sorto a seguito del piano urbanistico del 1955, affidato a Ildefonso Cerdà. Lo scopo era creare un nuovo concetto di sviluppo urbanistica, basato sulla commistione tra spazi verdi e nuovi palazzi, sull'esempio delle città giardino, modello inglese.  Nel contesto dell'Eixample, spiccano 3 palazzi, completamente decontestualizzati, fiore all'occhiello del Modernismo Catalano. Da qui il nome de "la manzana della discordia". I palazzi, nello specifico, sono (tra parentesi gli architetti): 
  1. Casa Lleò Morà (Luis Doménech I Montaner);
  2. Casa Amatler (Joseph Puig i Cadafalch)
  3. Casa Batlò (Antoni Gaudì).
Proprio per la loro differenza stilistica, questi tra palazzi, sono meglio noti come Manzana della Discordia. 
Casa Lleo Morà
Casa Amatler
Casa Battlò

Pochi civici più avanti, dall'altra parte della strada, si trova un altro palazzo storico, griffato dallo stesso Gaudì, Casa Milà, meglio conosciuta come La Pedrera.

Casa Milà - La Pedrera
Consiglio: andate a vedere la terrazza di Casa Battlò di sera, ne vale assolutamente la pena.

3) Parc Guell: dopo la Sagrada Familia, è l'opera, realizzata tra il 1900 ed il 1914,  più celebre di Antonio Gaudì e ne rappresenta la sua essenza. Commissionato dal magnate Eusebi Guell, nelle intenzioni era la città giardino che doveva sorgere sulla collina di El Carmel, acquistata da Guell stesso. Sulla carta, oltre agli spazi verdi e funzionali (ad esempio il mercato e quello per gli spettacoli), il progetto prevedeva 60 ville. Fu acquistato, invece, solo un lotto e furono realizzati solo due ville. L'opera fu nazionalizzata nel 1926 e reso quello che è oggi: un meraviglioso parco pubblico.





4) La Sagrada Familia: l'opera principe di Gaudì. La basilica cattolica della città, è tutt'ora incompiuta. Inconfondibile nel suo stile, ricorda il Duomo di Milano (stile neogotico). Progetto iniziato nel 1882 ed un anno più tardi affidato a Gaudì, allora 31nne, che ne stravolse il progetto. Fu l'ultimo progetto dell'architetto, che lo seguì, stabilendosi direttamente nella chiesa. Attualmente in costruzione, si sostiene con il costo dei biglietti (15€), oltre alle donazioni private. Caratterizzato da 4 diverse facciate all'esterno, l'interno è un trionfo di vetri colorati e colonne tornite.







4) El Montjuic: il nome deriva dal catalano medievale, letteralmente tradotto come "il monte degli ebrei", è una collina al Sud della città. Una visita va fatta; preferibilmente in 2 giorni. Collegata con Placa d'Espana, tutta la zona è sorta nei primi anni del XX secolo, per l'Esposizione Universale del 1929. Da vedere (nella parte alta):
  1. la Fontana Magica: teatro di luci e colori in spettacoli serali;
  2. El Poble Espanyol: villaggio ricostruito come era la città nel periodo medioevale;
  3. Palau Nacional: ospita il Museo Nazionale dell'Arte Catalana
  4. Caixa Forum: museo dell'arte moderna
  5. El Pavillon: il padiglione realizzato dall'architetto tedesco Mies Van de Rohe per Expo del 1929.
La parte bassa, invece, oltre al Castello, collegato con la spiaggia dalla funicolare, ospita:
  1. la cittadella Olimpica: realizzato per Olimpiadi del 1992;
  2. Torre de Telecomunicaciones, realizzata dallo spagnolo Calatrava;
  3. Fondazione Mirò.
La Fontana Magica del Montjuic
Palau Nacional
Il Pavillon di Mies Van de Rohe

Last but not least. Menzione obbligatoria per la spiaggia. Barcellona dispone di 5 km di costa. L'organizzazione degli stabilimenti non è quello italiano, in tema di infrastrutture, ben più spartane di quelli a cui siamo abituati. D'altra parte, i catalani possono disporre di una flessibilità invidiabile, sfilando e ripiantando, in men che non si dica, in ogni dove. Il costo è eccessivo rispetto alle strutture. Inbattibile sui servizi: camerieri ovunque offronto cocktail, sandwich e stuzzichini in genere. 

Note: le spiagge libere sono veramente libere, nel senso che vicino a famiglie e bambini, non è infrequente trovare nudisti.

Da vedere:
  1. Porto Olimpico:
  2. Auditorium:
  3. l'Hotel W.
Le spiagge più frequentate e famose sono quella si San Sebastian e San Miguel.

Dopo tutto queste fatiche culturali volete fare una sosta o dello shopping? Allora stay tuned...



venerdì 17 luglio 2015

Diario di Viaggio - Barcellona 2015

Barcellona...che dire? La prima parola che mi viene in mente per cercare di trasmettervi l'essenza della città è: PRATICA.  Il capoluogo della Catalunya, infatti, pur essendo una città dalle dimensioni medie, è una città estremamente pratica da vivere. Per intenderci, con una bella passeggiata (3 Km) potete facilmente raggiungere il mare, partendo da una delle piazze di riferimento, Placà de Catalunya. Inoltre, 11 linee di metropolitane garantiscono una facilità di mobilità invidiabile. Considerate, infine, che ci sono 1,7 mln di abitanti. Oltre a questo, la città è estremamente bella. Avendo l'indelebile impronta di Gaudì, forse l'architetto più famoso di tutti i tempi, è molto colorata e dalle linee sinuose. Un esempio? Parc Guell su tutti...




Barcellona è una città bellissima, ma al contempo è una città con un mare importante. Certo non parliamo di Sardegna, ma nemmeno di Ostia, quindi - proprio per questa sua caratteristica - la consiglio per una vacanza estiva.

Cosa vedere, dove mangiare e cosa e dove acquistare nei prox appuntamenti...

Stay Tuned





martedì 14 luglio 2015

Un aperitivo per il wash out...

Ho appena trascorso una settimana a Barcellona, la mia quarta volta. Città fantastica, bellissima e soprattutto una città pratica, una città walking distance come dicono quelli bravi. Si gira a piedi tranquillamente. Si passa da Placa de Catalunya a Barceloneta nello spazio di 3 km...una bella passeggiata, ma fattibilissima. 1,7 mln di abitanti e ben 11 linee di metro...traduzione? in 20 min si raggiunge qualsiasi punto. Io ci vivrei senza dubbio. Al di là di tutti questi aspetti, che poi saranno oggetto di un diario di viaggio più dettagliato, l'uomo della strada vole sapè: ma come se magna? Molti dicono bene...io dico mhhh. Che voglio dire? Ottime materie prime, ma i ristoranti con le tapas etc, non mi hanno entusiasmato. Si, ok, ma che me so magnato? Uno de tutto...so ingrassato 4 kg in 7 gg, quasi come il film di Verdone. Non di qualità, e nemmeno di quantità...una barca di fritti e di salse. Alcune cose sono state veramente buone però. Polpo alla gallega (galiziana), seppie alla piasta, ed una cosa di cui mi sono innamorato e che vi propongo oggi: il gazpacho. Un frullatone vitaminico a base di verdure nutriente, fresco e rigenerante. Nel dopo vacanze, infatti, c'è sempre un periodo di wash out, ovvero  3 gg a base di frutta e verdura. In questo contesto, il gazpacho è proprio la morte sua (come si dice a Roma). Originario dell'andalusia, ne esistono circa 100000005555555550 versioni. Io sono partito dall'originale ed ho fatto solo una modifica nella procedura. Eccolo...




Ingredienti per 6 persone:
  1. 1 kg di pomodori rossi (grappolo);
  2. 1 peperone (preferibilmente verde);
  3. 1 cetriolo;
  4. 1 cipolla;
  5. 1 testa di aglio;
  6. 60 g olio evo (4 cucchiai);
  7. 30 g aceto (io succo di 1 limone);
  8. 100 g pane;
  9. acqua q.b;
  10. cubetti ghiaccio (Opzionale)
  11. menta qb

La scelta delle materie prime è fondamentale...da questo dipenderà la riuscita della vostra ricetta. Non lesinate tempo e denari su questo aspetto, non ve ne pentirete.

Procedimento

Lavate accuratamente tutte le vostre verdure e mondatele con cura: togliete le parti dure del pomodoro, private i peperoni ed il cetriolo dei semi e della placenta e dell'anima la testa d'agio.

Indicazione 1 -  la ricetta originale prevede l'eliminazione dei semi e dell'acqua di vegetazione dei pomodori e dell'aggiunta di acqua nel frullato. Io per esaltare il sapore ho preferito lasciare la propria acqua senza aggiungerne.

Ponete nel bicchiere del mixer pomodori, cetriolo, peperone, aglio e cipolla e frullate sino ad ottenere una purea omogenea, allungando con acqua, se volete, sino ad ottenere la consistenza desiderata.

Passate tutto in un setaccio per eliminare semi e pelli, ottenendo una crema liscia ed abbastanza liquida.

Per "inspessire" il gazpacho, utilizzate la mollica di pane, precedentemente ammollato in acqua, ed unite al tutto, sale, olio e limone (o aceto). 

Un giro di mixer e via...il gioco è fatto! Frigo per almeno 4 ore e pronto per il frullatone multivitaminico...

Guarnite con una dadolata di cetriolo, giro di olio evo e, volendo,qualche cubetto di ghiaccio

Buon appetito


lunedì 8 giugno 2015

La summer glass cheese cake..la versione estiva del mio dolce preferito

Da quando sono stato a NY, Capodanno 2014, mi sono follemente innamorato della loro cheese cake. Sebbene la cucina stelle e strisce, non può di certo rappresentare un riferimento per noi italiani, questo dolce è veramente goloso: base di biscotti e burro, farcia di formaggio e copertura con salsa di frutti di bosco. Una bomba calorica, ma una volta ogni tanto. Nonostante sia diventato cheese cake addicted, non ho mai provato a cimentarmi nella sua realizzazione più classica. Oggi, invece, propongo una versione estiva, e molto più leggera: la summer cheese cake nel bicchiere. Utilizzando il bicchiere, non aggiungo addensanti (colla di pesce o agar agar), preferendo la cremosità alla struttura...eccola la summer glass cheese cake del Panda






































Ingredienti per 6 bicchieri:

Per la base:
  1. 250 g di frollini (tipo Digestive);
  2. 100 g di burro;
Per la farcia:
  1. 500 g di yogurt bianco intero non zuccherato;
  2. 50 g di zucchero semolato;
Per il coulis di frutti di bosco:
  1. 500 g di frutti di bosco;
  2. 190 g di zucchero a velo;
  3. succo di 1/2 limone;
  4. 80 ml di acqua.

Preparazione:

La cheese cake non richiede grandi nozioni di tecnica, ma prevede step di preparazione intervallati da tempi di riposo, per far rapprendere i vari strati.

Come nella costruzione di qualsiasi cosa, si parte sempre da una base "solida": frullate i frollini finemente e, nel frattempo fare sciogliere il burro. Unite i due composti, mescolateli e fate uno strato di almeno 1 cm nel bicchiere. 

Cercate di distribuire i biscotti in modo uniforme, evitando avvallamenti, aiutandovi con un cucchiaio o, meglio ancora, un batticarne, che essendo piatto distribuirà al meglio lo strato di biscotto.

Nota 1 - Il modo migliore di sciogliere il burro è il forno a microonde. In questo modo, sarà più facile non far arrivare il burro a bollore. Iniziate con 30 sec, poi accorciate gli intervalli.

 Una volta fatto il primo strato, tutto in frigo per almeno un'ora. In questo tempo, il burro con la bassa temperatura, solidificherà, creando la base croccante della cheese cake.

Nel frattempo, preparate la farcia. Nel bicchiere del mixer mescolate yogurt e zucchero e ponete il tutto in frigo. 

Ora è il momento della panna: montatela con delle fruste elettriche. 

Nota 2 - Per favorire il "montaggio" della panna, fate raffreddare sia il recipiente che la panna stessa e, volendo, unite un pizzico di sale, che fungerà da stabilizzatore.

Unite, quindi, i due composti, avendo cura di non smontare la panna, con il solito metodo: spatola dall'alto in basso.

Ed ora? Di nuovo frigo, ovviamente! Tanto avete da preparare la coulis, non vi annoierete, vedrete!

Scegliere i frutti di bosco dipende dai vostri gusti. Personalmente ho scelto lamponi, more, mirtilli e ribes in pari quantità. Bilanciateli come credete ricordando che tendenzialmente, more e mirtilli risultano essere più dolci, mentre ribes e more danno la nota acida al vostro strato.

In una pentola, unite, i frutti, ben lavati, lo zucchero, il limone e l'acqua e portate a bollore. Abbassate la fiamma e lasciate che lo zucchero caramelli, mescolando di tanto in tanto. 

Nota 3 - Non deve essere marmellata, bensì restare molto più fluida, quindi attenzione a non oltrepassare il momento in cui lo zucchero cristallizza troppo? Come fare? O con un termometro, facendo attenzione che non superi i 110°. E' la temperatura in cui lo zucchero fa delle piccole bollicine. Ecco un utile guida  in base agli utilizzi. Molto più semplicemente, con un pò di esperienza, sapendo che poi freddando, il composto tendo ovviamente a solidificare.

Raggiunta la giusta consistenza, spegnete il fuoco, trasferitelo in una caraffa e con un frullatore ad immersione, ottenete una purea.

In teoria, potreste fermarvi qui, ed ottenere un risultato rustico. Se volete, invece, avere un'aspetto più gourmet, allora dovete arrivare allo step successivo: coulis.

Passate la purea attraverso un passino stretto. L'ideale sarebbe lo chinois, ma qualsiasi setaccio a maglie strette assicura un ottimo risultato.

Ora che avete la coulis di lamponi, è il momento di montare il secondo strato. Riprendete la farcia dal frigo, unitamente ai bicchieri, in cui lo strato sarà ormai solido e versate la parte core del dolce. 

Nota 4 - Data la consistenza cremosa della farcia, non sarà necessario utilizzare la sac a poche, basterà fare un pò di attenzione a non sporcare i bordi, semplicemente versato al centro. Roteando il bicchiere, poi, la farcia tenderà a distribuirsi uniformemente (secondo la distribuzione della "normale" o gaussiana).

Non appena la coulis sarà tiepida (intorno ai 33°), diciamo circa 40 min dopo averla frullata e passata, distribuitela sulla farcia fino al bordo del bicchiere ed il gioco è fatto.

Ovviamente, ma ormai lo sapete, frigo per almeno 4 o 5 ore prima del servizio.

Guarnite con una fogliolina di menta e servite ai vostri commensali.

Buon Appetito




lunedì 25 maggio 2015

Estate in tavola...il polpettone di tonno!

Con l'arrivo della bella stagione, anche le abitudini alimentari cambiano. Si tende a lasciare da parte i confort food e favorire le portate fresche, leggere ma comunque gustose. Panda & consorte, ad esempio, abbandonano la carne rossa e prediligono il pesce; nei primi, ma non solo. Il piatto che vi propongo oggi, è uno delle cose più buone che ho ereditato dalla sapienza culinaria di mia madre: il polpettone di tonno. Procedura identica a quello di carne, con qualche piccola accortezza, il risultato è garantito. Necessario accompagnarlo con una salsetta fresca, stupirete i vostri commensali. Last but not least la praticità. Questo, infatti, è un piatto da preparare con anticipo; potrete godervi così la compagnia dei vostri ospiti.


























Ingredienti x 6 persone:
  1. 640 g di tonno sott'olio (8 scatolette piccole);
  2. 6 cucchiai di parmigiano;
  3. 6 cucchiai di pan grattato;
  4. 2 uova intere;
  5. succo di 1 limone;
  6. sale qb;
  7. pepe qb;
  8. prezzemolo qb;
  9. aglio qb;
  10. olive nere (opzionale);
  11. capperi (opzionale)

Procedimento:

Realizzare il polpettone di tonno è banale. Una volta scolato bene il tonno dal proprio olio,aiutandovi con i rebbi di una forchetta, sminuzzatelo, il più sottilmente possibile, e mescolatelo con tutti gli ingredienti (meglio se con un mixer).

Nota 1 - Io prediligo il tonno al naturale, ma per questa preparazione (fidatevi, ho provato tutte le versioni),  è necessario il tonno sott'olio. Neanche se aggiungete olio evo al tonno al naturale otterrete lo stesso effetto.

Non appena vedrete delle macro molliche di impasto, trasferitelo su della carta stagnola, date la classica forma del polpettone e sigillate bene, chiudendo le estremità a caramella.

Nota 2 - Assicuratevi che la confezione sia ben chiusa, è fondamentale nella fase di cottura. Se avete dei dubbi, è preferibile avvolgerlo, magari nel senso contrario, in altro alluminio.

Adagiatelo in una rostiera, aggiungete, fino a coprirlo, acqua fredda e, dal momento in cui comincia a bollire, cuocetelo per 45 minuti, avendo cura, ogni 15 minuti, di girarlo per assicurarvi una cottura uniforme.

Scolatelo e fatelo raffreddare, quindi trasferitelo in frigorifero per almeno 6 ore.

Nota 3 - Io vi consiglio di prepararlo la sera prima. Sebbene bastino 6 ore, con almeno una notte in frigo, otterrete un risultato decisamente migliore.

Una volta freddo, togliete l'alluminio e con un coltello seghettato, fate delle fette di circa 1 cm di spessore.

Nel frattempo preparate la salsa di accompagnamento che ha un duplice scopo: dare morbidezza e freschezza al polpettone che, essendo bollito, risulterà molto compatto.

Per la salsa, libera scelta per l'erba aromatica: mamma insegna che ci vuole il prezzemolo, insieme ad un'emulsione di olio e limone. Io ho provato svariate formule e tutte donano una nota diversa di gusto. Fate come preferite. Stavolta ho scelto la menta e olio aromatico al cardamomo. 

Qualsiasi sia la vostra formula, cospargete ogni fetta con un bel cucchiaio di salsa e servite...successo assicurato.

Variante Golosa - Io non ho mai provato, ma per completezza di info devo dirvi che ne esiste anche una versione più autunnale, e golosa: prima di tagliarlo, cospargetelo di pan grattato e fatelo rosolare. Non c'è bisogno di uova, in quanto il polpettone risulta essere umido.

Buon Appetito