mercoledì 9 ottobre 2013

Risotto al (finto) pomodoro

Io&Vale, che come ormai avrete, capito, siamo due carboidrati haddicted, curiosamente, mangiamo più spesso il riso che la pasta. Lo preferiamo per la sua versatilità e varietà che ci dà la possibilità di sbizzarrirci tra i fornelli. Quella di oggi, però, è una versione basic, nata per caso ma che ha avuto un grande successo, soprattutto tra i bambini. Mamme, ci rivolgiamo a voi: il vostro bambino fa storie per mangiare le verdure e vuole sempre il sugo? Questa è il giusto compromesso! Soprattutto l'inverno, Io&Vale, torniamo - causa lavoro - spesso tardi e non è sempre semplice organizzare una cena che sia sana e gustosa. Non è infrequente, quindi, che ripieghiamo su un piatto di pasta o, appunto, di riso. L'anno scorso, stavamo seguendo una dieta depurativa dopo i bagordi estivi e ci trovammo di fronte a questa situazione. Decidemmo, così, di farci un risotto basic (visti anche i pochi ingredienti a disposizione) che potesse non essere uno strappo decisivo alla dieta. Il risultato fu buono, tanto che lo riproponemmo ai nostri vicini  durante una cena dell'ultimo secondo e le loro bambine ne rimasero stregate. Ecco a voi il nostro risotto al (finto) pomodoro.



Ingredienti per 4 persone:
  1. 400 gr di riso carnaroli;
  2. 2 cucchiai di doppio concentrato di pomodoro alle verdure;
  3. olio evo qb;
  4. 1 cipolla;
  5. brodo vegetale qb (circa 1 lt).

Tritate la cipolla e fatela soffrigere - a fuoco dolce - con l'olio evo. Dopo qualche minuto aggiungete il concentrarto di pomodoro e mescolate con un cucchiaio di legno. 

Aggiungete il riso e fate tostare a fuoco vivace; iniziate, quindi, ad aggiungere brodo vegetale precedentemente preparato con cipolla, carota e sedano. 

Abbassate la fiamma e terminate la cottura a fuoco medio aggiungende, ove necessario, altro brodo.

Nessuna mantecatura (eravamo a dieta, ricordate?). Impiattate, aggiungete un filo olio evo e del basilico.

I consigli del Panda:
  1. per evitare che la cipolla si bruci, oltre ad utilizzare una fiamma dolce, potete aggiungere una mezza tazzina di acqua calda. Deglasserà la cipolla, evitando che si bruci e formerà una cremina con il pomodoro e l'olio;
  2. per far freddare prima il riso, soprattutto per i bambini, battete con il palmo della mano sotto il piatto; il riso si spargerà, favorendone il raffreddamento rapido.




Buon Appetito

martedì 8 ottobre 2013

Cannoli siciliani...ogni volta si rinnova la sfida!

Come ho più volte sottolineato, preparare dolci è la cosa che amo di meno. Questo per diversi motivi, primo tra tutti che i dolci sono matematica, vanno seguite pedissequamente le proporzioni per raggiungere il risultato e questo, limitando la mia creatività, è alla base della mia poca simpatia verso di essi. Ci sono delle eccezione, però, come la ricetta di oggi: i cannoli alla siciliana. Questo è un dolce che mi piace, perchè così come il profiterol, è una preparazione molto difficile. Amando le sfide, mi piace cimentarmi in questa preparazione. La ricetta di oggi proviene direttamente da un pasticcere siciliano, Salvatore detto Salvo, fratello della mia collega Monia, alla quale io ho apportato solo una variante (la q.ta del cacao). Signore e signori...i miei cannoli.



Ingredienti per circa 20 cannoli:

per le cialde:
  1. 500 gr di manitoba (preferibile per l'elasticità);
  2. 2 uova;
  3. 100 gr di cacao in polvere (io ne ho usato 150 gr);
  4. 75 ml di olio evo;
  5. 80 gr di zucchero semolato;
  6. vino qb (io ho usato marsala secco);
  7. albume sbattuto di un uovo;
  8. olio di semi di girasole qb;
  9. zucchero a velo qb (per guarnire).
per la farcia:
  1. 350 gr di ricotta di pecora;
  2. 200 gr di ricotta vaccina;
  3. 250 gr di zucchero semolato;
  4. frutta candita;
  5. gocce di cioccolata;
  6. mandorle sgusciate ed affettate;

Al di là di quanto si possa pensare, realizzare i cannoli siciliani è laborioso, ma non difficile (soprattutto per chi come me ha a disposizione un robot da cucina, grandee Cesira).

Nella ciotola del robot unite tutte le polveri e fate amalgamare con la frusta K a velocità min.  Dopo di che, aggiungete le uova ed amalgamate di nuovo, con medesime impostazioni. A questo punto, con il robot in funzione, iniziate ad aggiungere il vostro vino, sino a che non vedrete formarsi la tipica palla di impasto, che risulterà abbastanza dura, ma comunque molto elastica. Avvolgere nella pellicola e far riposare in frigo per ameno un'ora.

Passate alla farcia. Con un setaccio, lavorate la vostra ricotta ed unitela allo zucchero nel bowl di Cesira. Con frusta K a velocità crescente (sino a 4) fate raffinare ed amalgamare il tutto. Aggiungete, quindi, i canditi e mixate il tutto.

Trasferite la ricotta in una sacca da pasticcere e mettete in frigo a riposare.

Passato il tempo di riposo, riprendete il vostro impasto e stendetelo su un piano leggermente infarinato. Tiratelo sino ad ottenere lo spessore di 4-5 mm. Con un coppapasta da 9 cm, ottenete dei dischi di impasto. Togliete l'impasto in eccesso e, stendete ulteriormente ogni disco sino ad ottenere un ovale di circa 13 cm di lunghezza dal diametro di un manico di scopa.



Ci siamo quasi, un altro pò di pazienza. Sarà ripagata, garantisco! Avvolgete gli ovali intorno agli appositi cilindri. Spennellate la zona di sovrapposizione dei lembi con albume per evitare che in cottura non si aprano.



Scaldare a 180-190° abbondante olio di semi e friggete, per circa un minuto, i cannoli. Io vi consiglio, ma poi regolatevi ovviamente con le dimensioni della vostra pentola, di non friggere più di due cannoli alla volta.

Dopo averli fritti, adagiate su carta assorbente i cannoli per far asciugare l'olio in eccesso. Fateli raffreddare completamente e, solo successivamente, farcite i cannoli alla siciliana e cospargeteli con zucchero a velo.



I consigli del Panda:
  1. io ho aumentato la dose del cacao per esaltare la nota amara, visto che i cannoli sono molto dolci, frutta candita inclusa;
  2. il pasticcere che mi ha dato la ricetta insegna che la chiave del successo di questo dolce è nella ricotta: più è raffinata e meglio è. Chi, come me, ha un robot è avvantagiato. Per gli altri è necessario olio di gomito. Prima dell'avvento di Cesira, li ho realizzati a mano e comunque il risultato - con non poca fatica - è raggiungibile;
  3. per quanto riguarda il vino, io ho utilizzato il marsala secco proprio per la regionalità del dolce. Stesso criterio per i canditi e le mandorle (invece che amarena). Tutti prodotti isolani doc;
  4. quando immergete i cannoli, immancabilmente abbassate la temperatura dell'olio (dal momento che i cannoli sono a temperatura ambiente); per questo motivo regolatevi con la dimensione del vostro tegame. Se si abbassa troppo la temperatura, la conseguenza sarà la minore croccantezza della cialda, che di contro sarà imbevuta di olio (no buono);
  5. aspettate che le cialde si raffreddino prima di sfilare il cilindro. Ridurrete il rischio di rottura;
  6. farcite i cannoli solo al momento della consumazione. Altrimenti, rilasciando umidità, la farcia toglierà la croccantezza dei cannoli;
  7. Conservazione: le ciale, se ben corservate (non chiuse in vetro, ma possibilmente nella latta), possono conservarsi per qualche giorno. La ricotta non oltre i tre-quattro giorni in frigo e qualche mese in congelatore.

primo piano dei cannoli...gnam gnam direbbe mio nipote!


Accompagnate con un passito, chiudete gli occhi e ditemi...non vi sentite immersi dai gusti e sapori della Sicilia?

Buon Appetito

lunedì 7 ottobre 2013

Paccheri rigati alla ricotta...una recente scoperta di Vale

Da quando è arrivata a Roma, nel lontano 2005, Valeria ha potuto apprezzare molti sapori e piatti ai quali non era abituata. Uno di questi è la pasta con la ricotta. Dovete sapere che il mio amore non mangia formaggi, se non cotti, e la ricotta non fa eccezione. Era l'estate del 2010, quando in Agosto andammo a trovare i miei genitori, che trascorrevano qualche giorno di vacanza in una paesino delle Marche, Porto Sant' Elpidio. Per l'occasione, il menù di mamma fu - appunto - pasta e ricotta e, per farmi contento, abbacchio al forno con le patate (uno dei miei piatti preferiti, core de mamma). Forse titubante dinanzi a cotanta suocera, Valeria non se la sentì di dire che era un piatto che non mangiava, e così l'assaggio. Per fortuna, direi, visto che grazie a questo ha potuto allargare i propri orizzonti culinari. Da quel giorno, pasta e ricotta è un must di casa Clemè&Calabrè, ovviamente con la ricetta di Vincenzina. Eccola...con la mia personalizzazione che consiste nell'aggiunta di zeste di limone.



Ingredienti per 4 persone:
  1. 600 gr di paccheri rigati;
  2. 250 gr di ricotta vaccina (preferibilmente di bufala);
  3. mezza cipolla;
  4. olio evo qb;
  5. pepe nero qb;
  6. zeste di 1 limone.

La preparazione è molto semplice, ma occore comunque avere delle accortezze per ottenere un buon risultato. Sminuzzare la cipolla il più piccolo possibile (cosicchè possa sciogliersi e quasi fondersi nella ricotta) e farla soffrigere per qualche minuto a fuoco dolce in olio evo.

Quando la cipolla è trasparente, aggiungere la ricotta e, con l'aiuto di un cucchiaio di legno, schiacciarla per favorire l'amalgama. Nel momento in cui la ricotta ha raggiungo la giusta consistenza, spegnere il fuoco.

Lessare i paccheri in abbondante acqua salata. Scolarli con un minuto di anticipo e saltarli nella pentola con la ricotta per amalgamare il tutto.

Impiattare e guarnire con pepe e con zeste di limone, precedentemente preparata.

I consigli del Panda:
  1. se la ricotta fatica a "sciogliersi", potete aiutarvi con un goccio di latte;
  2. prima di scolare la pasta, tenete da parte una tazza di acqua di cottura bollente; potrebbe tornarvi utile per raggiungere il giusto punto di viscosità della vostra pasta;
  3. il pepe e la zeste di limone vi aiuteranno ad equilibrare il gusto di questo piatto che di per sè risulta molto rotondo;
  4. alternativa a questa preparazione è la versione (che preferisco) a crudo: dopo aver scolato la pasta aggiungere ricotta ed amalgamare con acqua di cottura; quindi, termiante con pepe, limone ed un giro di olio evo.




Buon Appetito

domenica 6 ottobre 2013

Panino con polpette al sugo (fredde)

Mia madre è campionessa mondiale di polpette. Le prepara in mille modi, con gli ingredienti più diversi; fritte, al forno, dietetiche, in bianco. Insomma, per quante ne sa, avrebbe potuto sceneggiare i cartoni "piovono polpette". La versione che preferisco, però, è una delle più tradizionali: polpette al sugo. Ne sono goloso in un modo che non si può dire. Ne mangerei centinaia e, quando mamma le preparava, era festa per me. Non solo perchè è uno dei miei piatti preferiti, ma soprattutto perchè quelle che avanzavano (di certo non da me), il giorno successivo finivano nel panino, per quello che è uno dei miei panini per antonomasia: ciriola con polpette al sugo (fredde).



Ingredienti:
  1. 1 ciriola fresca;
  2. 3 polpette:
  3. 4 cucchiai di sugo

Tra gli ingredienti ho semplicemente specificato polpette perchè essendo un panino, potete metterci dentro le polpette al sugo che preferite.

Le polpette di mamma sono fatte mescolando carne macinata, erbe miste, noce moscata fresca, aglio, pane casereccio ammollato in un goccio di latte, sale, pepe ed un uovo.

Una volta mischiato tutto, ottenete le vostre polpette ed infarinatele leggermente. In un'ampia casseruola scaldate un filo di olio con del buon peperoncino. Non appena l'olio è caldo, fate rolosare - da ambo i lati - le polpette.

Quando sono ormai rosolate, abbassate la fiamma ed aggiungete il sugo. Coprite con il coperchio e fate terminare la cottura.

Il giorno dopo, riprendete le polpette avanzate e riporatatele (se le avevate conservate in frigo) a temperatura ambiente.

Dopo di che, spaccate la vostra ciriola, mettete due cucchiai di sugo su ogni metà panino e posizionate le vostre 3 polpette all'interno del panino. 

Chiudete il panino e schiacciatelo facendo pressione dall'alto con il palmo della mano.



I consigli del panda:
  1. ho specificato che le polpette devono essere fredde perchè altrimenti il sugo caldo ammollerebbe completamente il panino, togliendone la sua freschezza e croccantezza;
  2. fondamentale è lo schiacciamento del panino. Così facendo gli aromi della polpetta si fondono con il pane ed il sugo.
Buon Appetito

sabato 5 ottobre 2013

Uovo al sugo...un flash dall'infanzia

Vi è mai capitato di avere un improvviso ricordo di una cosa o un episodio, completamente rimossi, magari di anni ed anni fa, semplicemente vedendo qualcosa? Quello che Gerry Scotti chiamerebbe "riaprire i cassetti della memoria". Un vero e proprio flash. A me è capitato sabato scorso. Aprendo il frigo per prendere l'acqua da portare in tavola, ho visto un contenitore con dentro del sugo avanzato dal pranzo. Non era molto; non abbastanza per condire un piatto di pasta. Che farne? Ed ecco il flash: un'immagine del tavolo di casa dei miei, dove occupavo il mio posto a capotavola, e papà che mi passa direttamente il pentolino (scatenando le ire funeste di mamma, contraria per natura a questo tipo di cose) con un uovo nel sugo (avanzato dal primo). "Nooo pensai...che me so ricordato!" (Eh si ragazzi, a volte penso anche in romanesco, soprattutto quando rimando a ricordi d'infanzia). Ecco cosa farne: un delizioso uovo al sugo.



Ingredienti a persona (questo è un piatto di riciclo, quindi le dosi sono variabili, non essendo una ricetta pianificata):
  1. 100 gr di sugo (qualsiasi, semplice o di carne);
  2. 1 uovo;
  3. sale qb;
  4. pepe qb;
  5. pane casereccio.

Nel pentolino del sugo ancora caldo, rompete un uovo ed alzate subito la fiamma. Dopo 2 minuti, non appena il sugo inizia il bollore, abbassate la fiamma e terminate la cottura a fuoco dolce.

Aggiustate di sale e pepe e portate in tavola direttamente nel pentolino.



I consigli del panda:
  1. per questa bontà non vi servono posate, si mangia direttamente con il pane: una sorta di scarpetta gigante;
  2. il tuorlo dell'uovo deve restare morbido in modo tale che intingendo il pane possa rompersi e riversarsi nel sugo;
  3. utilizzate un pentolino di coccio (sempre con lo spargifiamma) ed esalterete il sapore di questa ottima soluzione di recupero.

il modo corretto di gustare l'uovo al sugo...con la scarpetta 



Buon appetito.


venerdì 4 ottobre 2013

Involtini di pesce spada

Nel 2007, quando ero consulente, lavorai per circa due mesi a Catania. Vi dico solo una cosa: era il periodo tra Novembre e Dicembre e c'era una temperatura di circa 20 gradi. Considerate che venivo da due mesi di lavoro ad Udine; per me fu uno shock, non solo termico. In ogni caso, ho un bellissimo ricordo di questa città. Al di là del clima, la cordialità delle persone, la città stessa. Unico ricordo negativo era il traffico. Un inferno. Soggiornavo al centro e per percorrere 3 km la mattina impiegavo quasi un'ora. Proprio in quell'occasione, ho avuto modo di mangiare il pesce in mille modi diversi, tra cui quello che vi propongo oggi...di cui,però, faccio la versione light: involtini di pesce spada.



Ingredienti per 4 persone:
  1. 800 gr di pesce spada (4 fette sottili);
  2. una dozzina di pomodori datterini;
  3. erbe miste;
  4. mollica di mezzo filone prokorn;
  5. olio evo;
  6. sale qb;
  7. pepe qb;
  8. peperoncino qb.

La preparazione è molto semplice. Ricavate otto fette più o meno regolari dal vostro pesce. Non buttate gli "scampoli", li riutilizzerete per la farcia.

Togliete la mollica dal filone e, se fresca, fatela bruscare in forno. Sbriciolate il tutto ed aggiungete ai pomodori, alle erbe ed allo spada avanzato. Aggiustate di sale e pepe, condite con olio e peperoncino e fate riposare. Anche in frigo se volete.

Dopo circa mezz'ora cominciate a creare i vostri involtini. Mettete su ogni fetta di spada un cucchiaio di farcia ed arrotolate.



Disponete su una teglia con un filo di olio evo ed infornate: 15 min a 180° (ventilato). Dopo di che, spostate in altro e fate dorare con il grill.

Sfornate, impiattate, altro giro di olio evo e via...gusterete i sapori di Sicilia.



I consigli del Panda:
  1. importante per la buona riuscita è che quando arrotolate gli involtini stringiate un pò per serrare la farcia; non troppo se no rischiate di romperli. Come spesso dico, regolatevi a sentimento;
  2. in Sicilia questi involtini li panano e friggono...sono una bontà...ma il fegato strepita;
  3. la tipica farcia per questo tipo di involtino è pomodorini,pinoli, uvetta (rinvenuta nel rum), capperi ed olive nere.






Accompagnate ad un buon bianco freddo. Buon Appetito!





giovedì 3 ottobre 2013

Ricetta svuotafrigo...rigatoni alla crema di peperoni e basilico

Oggi vi propongo un piatto povero, saporito e facile da fare: i rigatoni alla crema di peperoni e basilico. Come ho più volte sottolineato, io&Vale adoriamo i peperoni, ortaggi versatili e colorati e li utilizziamo - dolci esclusi - in tutti i modi. Stavolta un bel primo. La settimana scorsa, per via di importanti scadenze di lavoro, abbiamo avuto dei ritmi frenetici. Arrivevamo alla sera distrutti, senza nè tempò e nè voglia di fare la spesa. Così, venerdì al tel ci siamo detti: "stasera mangiamo quello che c'è...vediamo cosa offrono frigo e dispensa e ci faremo venire un'idea". Beh...siamo stati fortunati. In frigo avevamo quattro peperoni e due mazzetti di basilico. La pasta con la crema di peperoni è un classico per noi, stavolta l'abbiamo arricchita con il basilico. Ottima intuizione. Ecco a voi...



Ingredienti per 4 persone:

  1. 500 gr di rigatoni;
  2. 4 peperoni rossi e gialli;
  3. 1 mazzetto di basilico;
  4. olio evo qb;
  5. sale qb;
  6. pepe qb

Lavate con cura i vostri peperoni e metteteli in forno alla massima temperatura (ventilato). Dopo circa quindici minuti saranno ben abrustoliti, quindi toglieteli e lasciateli raffreddare, per circa dieci minuti, in dei sacchetti gelo.

Trascorso questo tempo, spellateli, puliteli da semi e filamenti interni e ricavatene dei filetti.

Saltate i peperoni in un'ampia casseruola con un filo di olio evo, uno spicchio d'aglio, sale e pepe. Fate andare a fuoco dolce, sino a che i peperoni saranno completamente appassiti ed insaporiti. 

Togliete lo spicchio d'aglio, aggiungete nella casseruola le foglie di basilico fresco e, con l'aiuto di un frullatore ad immersione, riducete tutto in crema. Aggiustate di sale se necessario. Potete, volendo, aggiungere anche altre spezie.

Cuocete la pasta, avendo cura di terminare la cottura direttamente nella casseruola (per 3 o 4 min), in modo di far amalgamare il tutto e far restringere leggermente la crema di peperoni e basilico.

Impiattate e guarnite con un filo di olio evo ed una foglia di basilico fresco.





















I consigli del panda:
  1. l'utilizzo dei sacchetti gelo vi faciliterà nella spellatura dei peperoni;
  2. potreste anche evitare di abbrustolire e spellare prima i peperoni; in questo caso, però, dopo aver frullato peperoni e basilico, dovreste passarlo nel passaverdure per eliminare le pelli;
  3. il peperone è un ortaggio molto dolce, è necessario equilibrare il gusto con sale, pepe e spezie in genere; io di solito utilizzo la noce moscata.


Buon Appetito.


mercoledì 2 ottobre 2013

Dichiarazioni di Guido Barilla sul concetto di famiglia nei propri spot : un autogol per tutti...o quasi!

La scorso 26 Settembre, durante la trasmissione "la Zanzara" condotta da Giuseppe Cruciani e David Parenzo (Radio 24), Guido Barilla, Presidente dell'omonima multinazionale del settore agroalimentare, nonchè uno dei maggiori esponenti del Made in Italy a livello mondiale, ha dichiarato (ascolta audio) di non voler fare spot con i gay.

Posizione che, ovviamente, ha scatenato una ridda di repliche polemiche. Ma facciamo un pò di chiarezza. 

Tutto nasce da una dichiarazione di Laura Boldrini (Pres. Camera), la quale durante il Convegno "Donne e Media" tenutosi al Senato, ha detto che bisognerebbe smetterla di fare spot con la mamma che serve la colazione in tavola. Aggiungendo, poi, che in altri Paesi difficilmente arriverebbero "on air" questi stereoripi pubblicitari.

Il Presidente Barilla, interpellato sulla questione ha - invece - ribattuto dicendo che la donna, per la cultura della Sua azienda, ha un ruolo centrale nella famiglia. Per rafforzare, poi, il concetto, ha aggiunto che non proporrebbe mai un modello di famiglia diverso da quello "sacrale". Dichiarazione assolutamente non riconducibile a logiche omofobe; tanto è vero che Barilla si dichiara favorele al matrimonio gay, quanto piuttosto ad una semplice scelta di coerenza con i valori legati al brand di famiglia.

Inutile dire che in men che non si dica, soprattutto sul web, si è scatenata una vera e propria rivolta. Le associazioni hanno dichiarato di boicottare i prodotti del gruppo, tanto che su Twitter dopo neanche 24 ore è apparso l'hastag #boicottabarilla. Un perfetto esempio di marketing virale al contrario.

Tanto è vero che il Presidente Barilla, il giorno stesso, tramite il sito istituzionale, ha diramato comunicato di scuse

Ora, premesso che la mia posizione rispetto alle inclinazioni sessuali è di assoluta apertura (sottoscrivo in toto le parole di Luciana Littizzetto di domenica scorsa a Che tempo che fa, con cui sostiene che ci sia famiglia - proprio rifacendosi ad un vecchio claim degli anni '90 di Barilla - dove c'è amore, al di là del sesso dei suoi componenti), credo che questa vicenda sia lo specchio della confusione che regna in Italia in questo momento. Vi spiego perchè:


  1. ritengo personalmente inappropriate le parole della Presidentessa Boldrini sulle donne come "angeli del focolore". Il fatto che una donna venga rappresentata in una situazione così familiare non lede la dignità delle donne e soprattutto non implica che sia quello l'unico contesto in cui la donna emerge. Come si sottolineava proprio nel corso de "La zanzara", una donna può apparecchiare in tavola ma poi uscire di casa e dirigere un'azienda. Non vedo le due cose confliggenti;
  2. in un periodo di crisi economica come quello che stiamo attraversando, in cui "fare impresa" in Italia è sempre più difficile ed i consumi sono sempre maggiormente depressi, come sottolinea anche la Barilla nel comunicato stampa dei risultati dell'esercizio 2012, fare una dichiarazione del genere non è stata una mossa - a mio modesto avviso - "illuminata". Seppur il Dottor Barilla ha espresso un concetto "rispettabile" (ognuno in casa sua e nella sua Azienda è libero di sposare una scala valoriale da associare al proprio brand) e con toni assolutamente pacati e civili, dal punto di vista della comunicazione e del proprio business si è fatto un autogol  clamoroso (tanto è vero che si è dovuto scusare). Con le sue parole ha - di fatto - irritato la comunità lgbt, che, proprio come ha ricordato Parenzo durante la trasmissione, al di là delle proprie inclinazioni sessuali è comunque consumatrice dei prodotti del core business dell'azienda emiliana. Non è tardata ad arrivare, infatti, la replica dei competitor più diretti della Barilla. Buitoni, dalla propria pagina Facebook, sfrutta l'assist involontario di Guido Barilla e scrive: "A casa Buitoni c'è posto per tutti". Dello stesso avviso Garofalo, che sempre dallo stesso social sottolinea come: " le uniche famiglie che non sono Garofalo sono quelle che non amano la buona pasta";
  3. ancora una volta, come se ce ne fosse bisogno, il nostro Paese avrà un ritorno di immegine negativo.

Insomma, da quasiasi angolazione la si voglia vedere, questa vicenda è dannosa per (quasi) tutti i suoi protagonisti e non solo.

In conclusione, per stemperare un pò la pesantezza della questione, due segnalazioni ricondubili più o meno direttamente al polverone Barilla:
  1. la lettura ironica di Checco Zalone;
  2. un esempio di come uno spot commerciale (compagnia telefonica thailandese) possa essere anche foriero di valori positivi: Giving.

                                                                                                            Luca Clemente






Ricerca Osservatorio Unisalute...la salute in tavola

Buongiorno a tutti,

oggi presento una nuova rubrica...I numeri non mentono mai...basta saperli leggere...

...uno spazio in cui ci sarà spazio per statistiche e ricerche sul cibo e temi annessi/connessi. 

Ricordate ragazzi (è il controller che parla)...i numeri non mentono...c'è la verità nei numeri...vanno solo interpretati ed interiorizzati.

Come prima analisi, presento una ricerca dell'Osservatorio Sanità UniSalute, in collaborazione esclusiva con Nextplora: la salute in tavola.

Tre semplici domande attraverso le quali vengono dipinti i tratti delle abitudini alimentari tricolore; e più precisamente:
  1. a cosa non rinunceresti mai a tavola?
  2. cos'è il cibo per te?
  3. vegetarianismo, veganismo, macrobiotico: cosa ne pensi?

Ecco la ricerca completa con tutte le risposte.

Quali sono le vostre risposte?

Ecco le mie:

  1. Formaggi;
  2. Cultura/socialità;
  3. Potrei provare




Oggi cucina Vale... Crema di fave e cicoria con pane fritto


La mia famiglia ha sempre mantenuto vive le tradizioni culinarie locali e questo piatto era un appuntamento fisso della stagione invernale. Al ritorno da scuola, appena aperta la porta di casa, riconoscevo il suo inconfondibile odore e se la "mami" era distratta, assaggiavo furtivamente dal pentolone di coccio. Inoltre mio suocero – Luciano detto Geppetto, per via della sua passione per il legno  – ne va matto e mi ha chiesto più volte di prepararlo. Allora in ricordo delle tradizioni ed in onore di Geppetto, ecco a voi un cult della cucina pugliese in chiave moderna: la purea di fave con cicoria  e pane fritto.



Ingredienti per 6 persone:
  1. 500 gr di fave secche sgusciate;
  2. 1 kg di cicoria di campagna;
  3. Mezzo filone di pane casereccio;
  4. Olio evo;
  5. Peperoncino;
  6. Sale.

Mettete a bagno le vostre fave, per 24 ore, avendo cura di cambiare l’acqua molte volte e - prima di procedere con la cottura - sciacquatele abbondantemente con acqua corrente. Ponetele in una pentola  alta (meglio se di coccio), quindi copritele di acqua ed iniziate la cottura senza aggiungere altri ingredienti.


Durante la lunga cottura delle fave (1 ora e mezza circa), passate alla preparazione del resto.



Lessate la verdura in acqua salata, scolatela, ripassatela in padella con olio, aglio e peperoncino e mettetela da parte. 

Prendete il vostro pane (rigorosamente casereccio), tagliatelo in fettine dello spessore di mezzo centimetro, ricavatene una dadolata e fatelo dorate con olio aglio e peperoncino nella stessa padella utilizzata per la cicoria. 

Nel frattempo le vostre fave avranno iniziato a bollire e a formare una schiuma in superficie che dovrete eliminare con l’aiuto di una schiumarola o un mestolo di legno. Quando l’acqua di cottura inizierà a restringersi, aggiungete sale, olio ed iniziate a mescolare le fave avendo cura di smuovere bene anche il fondo  perché non si attacchino.

A questo punto, le mie antenate avrebbero girato pazientemente a mano per più di mezz’ora, a rischio della propria incolumità (in questa fase il bollore è intenso e la purea sbuffa schizzando dappertutto). Per fortuna noi donne di oggi abbiamo un valido aiuto in cucina: il frullatore ad immersione. Togliete dal fuoco la vostra pentola, aggiustate di sale, aggiungete altro olio e frullate fino ad ottenere una purea. Nel caso in cui risultasse troppo densa e quindi difficile da frullare aiutatevi con l’aggiunta di un po’ d’acqua ed altro olio.

Ricoprite con la cicoria, circondate con i crostini di pane fritto, aggiungete un filo d’olio e servite questo meraviglioso mix di sapori e consistenze.

Prendete un ring della forma che preferite (io ho usato un 9 cm tondo) ed impiattate la vostra purea.







I consigli del Panda:
  1. prima di mettere a mollo le fave eliminate eventuali impurità;
  2. sciacquate molte volte le fave; in questo modo produrranno meno schiuma in cottura;
  3. le fave hanno bisogno di molto olio altrimenti la purea risulta stucchevole;
  4. dotatevi di una pentola capiente ma soprattutto alta. Le fave, oltre ad aumentare di volume, verso fine bollono e schizzano pericolosi "lapilli gialli".

cicoria in primo piano


















 
goloso pane fritto



Buon Appetito!








martedì 1 ottobre 2013

Crostini stracchino e salsiccia...lo spuntino dal vicino

Avete un attacco di fame a mezzanotte e non sapete come fermarlo? Avete un parente antipatico con il colesterolo e volete fargli un attentato? (hihihi...scherzo) In entrambi i casi la soluzione è nel post di oggi. Questo sfizio proviene da una nostra vicina di casa, tale Betta, che ce lo ha fatto scoprire in una cena a casa sua. Devo dire che l'accostamento tra stracchino e salsiccia è pressochè perfetto. La versione che presento oggi è leggermente rivista con l'aggiunta della scorsa di limone. 



Ingredienti per 8 persone (24 crostini):
  1. 1 baguette;
  2. 150 gr di stracchino morbido;
  3. 1 salsiccia;
  4. sale qb;
  5. pepe qb;
  6. rosmarino qb;
  7. scorsa di 1 limone non trattato.

Per prima cosa preparate la vostra farcia. Mischiate lo stracchino, la salsiccia e le erbe e fate riposare il tutto al fine di amalgamare i sapori.

Mente il forno si scalda (deve raggiungere i 190°), tagliete a rondelle la vostra baguette.

Su ogni rondella spalmate un cucchiaino di farcia, avendo cura di coprire tutta la superficie. Ponete le striscioline di scorza di limone sui crostini.




Infornate a 190°per dieci minuti a forno statico. Alzate la teglia e passate alla funzione grill per ulteriori 2 minuti.

Sfornate e servite caldi accompagnati da un prosecco ghiacciato.




I consigli del panda:
  1. utilizzate una salsiccia aromatizzata (peperoncino, finocchietto, etc); darete più gusto ai vostri crostini;
  2. per quanto riguarda il limone avete una scelta. Alternativa a come li ho presentati è quella di aggiungere la scorsa di limone dopo aver sfornato i crostini. Dipende da quanto volete valorizzare la nota acida. Io li preferisco con la zeste cruda, ma su questo...fate vobis...de gustibus non dispuntandum est!


Buon Appetito